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Il Cameo (68) – I documenti segreti di Khashoggi e un crimine che non può essere perdonato

Il 25 febbraio 2021 l’intelligence americana, su mandato dell’amministrazione Biden, ha desecretato alcuni documenti che riguardano dettagli sull’assassinio di Jamal Khashoggi, il giornalista saudita dissidente ucciso a Istanbul il 2 ottobre 2018, nei locali del Consolato arabo in Turchia. I documenti mostrano che il principe Mohammed bin Salman ha personalmente approvato l’uccisione del giornalista. Le informazioni fornite dalla Cia sono chiare: bin Salman sarebbe stato consapevole di tutte le azioni pensate per chiudere la bocca a Khashoggi, dal rapimento alla detenzione, fino alla pianificazione del delitto. Il rapporto specifica che, nonostante una branca delle forze armate saudite abbia certamente cospirato per danneggiare il giornalista, non è ancora chiaro se la spedizione verso Istanbul sia partita già con l’idea di sopprimerlo o se gli eventi siano precipitati una volta partita l’operazione.

Questo significa che il principe era concorde nell’usare la forza per fare in modo che la voce scomoda di Khashoggi non disturbasse più il suo operato. E il fatto che lo si possa affermare con certezze deriva dalla decisione del presidente Joe Biden che, tra le altre cose, ha voluto non solo rendere pubblici rapporti di intelligence dedicati alla terribile fine dell’editorialista del Washington Post, ma anche invertire la rotta sull’appoggio fornito da Trump alla truppe saudite impegnate nell’invasione dello Yemen. Biden, a quanto è stato riferito, ha parlato di tutto ciò in una telefonata intercorsa col re saudita, il padre di Mohammed bin Salman. La magistratura saudita aveva sì individuato e punito, anche con cinque condanne a morte, il complotto ai danni del giornalista. Ma quelle sentenze, emesse nel 2019, erano state decisamente alleggerite in appello verso la fine del 2020, sfruttando una norma che permette di commutare in anni di prigione (in questo caso da 5 a un massimo di 20) se la famiglia della vittima perdona gli assassini.

Certo, ora Biden annuncia che ci saranno ulteriori sanzioni contro l’Arabia Saudita, definita dal senatore ed ex presidente del Consiglio Matteo Renzi come una sorta di “nuova culla del rinascimento” in un incontro col principe bin Salman, un forum molto criticato per la tempistica e per l’opportunità di celebrare un regnante su cui gravano indizi tanto gravi. Ma anche gli Stati Uniti dovranno fare i conti con gli affari che legano il loro Paese (come il nostro) alle ricchezze di materie prime saudite. Ma fino a che punto è lecito sacrificare il rispetto della vita e della libertà di stampa, in un caso tanto odioso come quello di Khashoggi, in nome degli interessi economici?


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