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Il Cameo (67) – Reza Jelodarzadeh, il giornalista “sparito” dopo i post su Instagram

Il giornalista iraniano Reza Taleshian Jelodarzadeh è stato arrestato il 20 gennaio 2021. Il suo ruolo di caporedattore del magazine di Teheran Nour-e Azadi gli è costato la libertà. Le circostanze del suo arresto sono molto fumose. Ciò che si sa è che Jelodarzadeh deve scontare una condanna a tre anni di reclusione per avere diffuso notizie propagandistiche dannose per il sistema. Il contenuto di alcuni suoi post su Instagram e su un canale Telegram sembrano essere la causa scatenante di cotanta reazione, benché si tratti di contenuti pubblicati parecchio tempo fa. La condanna conterrebbe un divieto di esercitare attività politica e anche giornalistica per due anni.

Purtroppo la vicenda di Jelodarzadeh ricorda quella di tanti suoi colleghi. Non è la prima volta che “assaggia” la repressione iraniana: già nel 2011 era stato diffidato ufficialmente dal pubblicare una fotografia dell’ex presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani. Dopo averlo fatto, era stato sospeso dalla sua attività. Nel suo ultimo post su Instagram, si vedono dei catenacci e si legge un testo: “Sono stato arrestato e vengo mandato nella prigione di Teheran. Pregate per me”. In un post precedente, aveva spiegato la situazione: “Tocca a me. La mattina di mercoledì 15 gennaio mi recherò al primo ramo della prigione di Evin per scontare la mia condanna a tre anni. Secondo la risoluzione della Sezione 36 del Tribunale rivoluzionario di Teheran, vengo condannato con due accuse di propaganda contro il sistema e di disturbo all’opinione pubblica. Spero che con l’imprigionamento mio, dei miei amici e di persone che la pensano allo stesso modo,
tutto il lavoro e gli oneri del nostro caro Paese e della Repubblica Islamica saranno affrontati come si deve”.

Nel contempo, un altro giornalista è stato vittima di un provvedimento restrittivo della libertà: si tratta di Mahmoud Mahmoudi, redattore di Aigrin Roj Weekly, un settimanale che si occupa della questione curda. Mahmoudi è stato prelevato nella sua abitazione di Sanandaj, capitale della provincia del Kurdistan in Iran. Le accuse nei suoi confronti sono di aver avuto contatti con forze anti-regime, dopodiché è stato rilasciato su cauzione. Recentemente, aveva firmato un appello pubblico per protestare contro l’ondata di arresti e repressione contro cittadini, studenti e attivisti ambientali nei territori curdi iraniani.


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