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Il Cameo (66) – L’Egitto si conferma una delle prigioni dei giornalisti

Lo scorso 4 gennaio, le autorità locali hanno tratto in arresto due giornalisti egiziani. Si tratta nel primo caso di Hamdi al-Zaeem, un freelance e documentarista, che peraltro nei primi giorni di detenzione è risultato posivo al covid-19 e, conseguentemente, è stato portato in quarantena in una stanza di un ospedale del Cairo. La pubblica accusa ha incriminato al-Zaeem dopo quasi 15 giorni di detenzione per aver diffuso notizie false e per essersi unito a un’organizzazione terroristica.

Nel contempo, il 6 gennaio scorso è stato arrestato un altro giornalista: si tratta di Ahmed Khalifa, un altro freelance che collabora con alcuni media del luogo (tra cui Al-Manassa e Masr360). In sua assenza la sua abitazione era stata perquisita dalla polizia e Khalifa si era recato spontaneamente nella stazione locale per denunciare l’accaduto e per presentarsi a rispondere alle domande, così come riferito da alcuni suoi parenti che avevano parlato con le autorità. Dopodiché il giornalista è stato accusato degli stessi reati per cui andrà a processo al-Zaeem.  Anche Khalifa è stato oggetto di un provvedimento restrittivo ed è attualmente in carcere. Ciò che si sa è che, il giorno precedente l’arresto, Khalifa si era recato a documentare la protesta di alcuni lavoratori di un’azienda chimica; al-Zaeem, invece, era stato già arrestato nel 2016 mentre raccoglieva interviste e testimonianze per un suo documentario. Per quel fatto, al-Zaeem era stato rimesso in libertà nel 2018 ma doveva settimanalmente recarsi a firmare in un commissariato.

In Egitto ci sono attualmente almeno altri 27 giornalisti in prigione. La maggior parte di loro non ha ancora ricevuto la notifica di alcun capo di accusa.


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