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Il Cameo (65) – Mehmet Aslan, quando la colpa è lavorare dalla parte sbagliata

Il giornalista turco Mehmet Aslan è l’ultima vittima della censura del governo di Erdogan. La sua vicenda è particolare perché Aslan è un reporter dell’agenzia giornalistica Mezopotamya News Agency, che è stata esplicitamente accusata dalle autorità di diffondere notizie di propaganda pro-curda. Le circostanze dell’arresto sono state violente: la polizia, il 5 gennaio 2021, ha fatto irruzione nella sua casa e lo ha portato via di forza, trasferendolo nel carcere di Antalya.

Per quanto è trapelato dagli uffici della pubblica accusa nei primi giorni, Aslan è in stato di detenzione come personaggio ritenuto autore di condotte illecite individuate nel corso di un’indagine più generale, ma non sono ancora state formulate accuse precise. Il che rende il suo caso ancora più allarmante. L’impressione che se ne trae è che il “reato” consista nel lavorare per un’agenzia di stampa non allineata, e che ciò solo sia sufficiente per essere vittime di azioni di forza da parte delle autorità. Difatti, al di là della confisca di materiale digitale e di agende di proprietà di Aslan, ci sono i casi di almeno altri tre lavoratori di Mezopotamya che, negli ultimi mesi del 2020, sono stati tratti in arresto.

Solo dopo qualche giorno sono state rese note le accuse: si tratterebbe della (solita) speculazione di “appartenere a una organizzazione terroristica” e la custodia cautelare sarebbe giustificata dai forti indizi di colpevolezza, dalla possibilità che Aslan fugga o che inquini le prove se lasciato libero. Il giornalista, per mezzo del suo avvocato, è riuscito a far giungere ai media una dichiarazione. “Mi sono formato per 20 anni per svolgere la professione di giornalista – ha detto. Esercito questa professione da circa due. Lavoro all’Agenzia Mesopotamia. Non ho partecipato a nessuna formazione illegale, non ho alcun collegamento con associazioni illecita. Le accuse contro di me sono interamente legate alle attività che ho svolto con la mia identità giornalistica, ho raccolto e passato informazioni. Non sono mai stato membro di alcuna dell’organizzazione, non ci sono prove al riguardo contro di me e non accetto le accuse”.

 


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