READING

Il Cameo (64) – Critichi il governo sul vacc...

Il Cameo (64) – Critichi il governo sul vaccino? Finisci in prigione

Jamal Haddad è un giornalista del sito di news giordano Alwakaai e il giorno della vigilia di Natale ha pubblicato un editoriale critico nei confronti del governo. In particolare, Haddad lamentava il fatto che le prime dosi del vaccino Pfizer per lottare contro il coronavirus fossero state somministrate a politici e membri delle istituzioni, mentre il popolo dovrà ancora attendere. Haddad si è rivolto direttamente al primo ministro della Giordania, Bisher Al-Khasawneh, domandandogli ironicamente come mai si riesce a trovare la fornitura per le persone “importanti” mentre ai cittadini viene chiesto di pazientare.

Per avere insinuato che il governo avesse comprato in segreto dosi di vaccino riservate alle autorità, Jamal Haddad è stato tratto in arresto. L’accusa che gli viene rivolta è quella di aver violato (che novità…) una delle tante legislazioni antiterrorismo che, però, finiscono per comprendere qualunque opinione non gradita al potere. Anche quando con la sicurezza nazionale non c’entra nulla.  Dopo qualche giorno di detenzione, Haddad è stato liberato su cauzione il 29 dicembre ma la sostanza non cambia: non è tollerabile che un giornalista venga imprigionato per aver “osato” dare una notizia, peraltro mai smentita, e cioè che la Giordania sta usando una corsia preferenziale per personaggi eminenti cari al governo nelle priorità di vaccinazione. Il caso, peraltro, si innesta in un panorama preoccupante per la libertà di stampa nel Paese: almeno altri tre giornalisti sono stati imprigionati in Giordania nel corso dell’anno per aver lavorato a copertura delle notizie sulla pandemia. Si tratta di Selim Akash (originario del Bangladesh), Fares Sayegh e Mohammad Alkhalidi.

La Giordania è nei bassifondi della classifica mondiale di Reporter senza frontiere: ciò significa che è uno dei posti peggiori del mondo in cui fare il giornalista. Le ragioni sono molteplici, ma su tutte sussiste uno stretto controllo sui giornalisti basato su una sorveglianza continua da parte dell’intelligence e dall’obbligo giuridico di associarsi al sindacato nazionale, controllato direttamente dallo Stato. Le leggi promulgate negli ultimi sette anni, che riguardano appunto il terrorismo, la lotta ai cyber-crimini e ai furti digitali, spesso sono state usate come arma per offendere chi tenta di fare informazione.


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *