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Il Cameo (63) – Egitto: ridare l’ossigeno a Mohamed Oxygen

Le autorità egiziane, che si stanno distinguendo per un’offensiva piuttosto violenta nei confronti del dissenso e della libertà di espressione, continuano a tenere in stato di privazione della libertà un blogger molto conosciuto nel paese, Mohamed Ibrahim, noto ai più con il nome d’arte di Mohamed Oxygen. Il comunicatore egiziano è in prigione dal 21 settembre 2019, giorno in cui venne arrestato con l’accusa di essere membro di un’organizzazione vietata per legge, di diffondere notizie false e di utilizzare a scopo manipolatorio i social media.

Nonostante, all’inizio del mese di novembre 2020, le autorità avessero annunciato la liberazione di centinaia di attivisti detenuti a vario titolo, nel caso di Oxygen la situazione si è complicata perché il pubblico ministero titolare dell’indagine ha mosso contro di lui un’accusa ulteriore, quella di terrorismo. Che, essendo reato ancora più grave di quelli già contestati, prevede il prolungamento della custodia cautelare. Avvocati locali denunciano questa pratica invalsa nelle procure del territorio, che chiamano in gergo la “porta girevole”: se stanno per scadere le ragioni di detenzione per un’ipotesi di reato contro personaggi scomodi, si formulano (in scadenza delle vecchie) nuove accuse, per portare avanti ulteriormente il regime di privazione della libertà.

La vicenda di Oxygen con il governo dell’Egitto perdura dal 2018, quando ebbe i primi problemi giudiziari per aver scritto di irregolarità nell’elezione del presidente in carica, al-Sisi.

L’Egitto continua a essere una delle peggiori prigioni per giornalisti e comunicatori nel mondo. Sempre nel bassifondi del ranking mondiale della libertà di stampa stilato da Reporter senza frontiere, al momento ricopre la 166esima posizione su 180 paesi. A partire dal 2013, la “Sisizzazione” del sistema informativo ha portato alla chiusura di più di 500 siti web, e a centinaia di arresti per lo più ingiustificati. La nuova legge di lotta al cyber-terrorismo del 2018  sembra più che altro uno strumento per togliere libertà di parola a voci in dissenso rispetto al potere. Non sono risparmiati neanche i media stranieri: esistono siti di testate giornalistiche non accessibili dall’Egitto, articoli arbitrariamente rimossi dagli strumenti di ricerca e reporter stranieri che sono stati espulsi o cui è proibito l’ingresso nel paese.

 


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