READING

Il Cameo (61) – Abdullah Bozkurt e il rischi...

Il Cameo (61) – Abdullah Bozkurt e il rischio di essere turchi. Anche in Svezia

Fare il giornalista in Turchia può essere pericoloso. Anche se si vive al nord. Abdullah Bozkurt è il direttore esecutivo della testata Nordic Monitor, e lavora a Stoccolma. Il sito di notizie è prevalentemente dedicato alla politica turca e al racconto dell’attività di intelligence. Lo scorso 24 settembre è stato aggredito da tre uomini non identificati, uno dei quali lo ha buttato a terra mentre gli altri lo prendevano a calci. Dopo il pestaggio, durato qualche minuto, Bozkurt è stato costretto a ricorrere alle cure di un ospedale.

Il giornalista turco ha sporto denuncia contro ignoti, sostenendo che prima dell’attacco – avvenuto nei pressi di casa sua – aveva notato la presenza di tre persone che urlavano il suo nome e gli chiedevano di scendere in strada “perché volevano parlarmi”. Bozkurt aveva rifiutato, perché non si sentiva sicuro e temeva il peggio: aveva anche filmato i tre uomini con il suo smartphone, video che è stato girato alle autorità per le indagini.  Lo stesso ha aggiunto che, a suo parere, il pestaggio trova la sua motivazione nella campagna intimidatoria che le autorità turche stanno conducendo contro molti giornalisti turchi in esilio, per “invitarli” a smettere di criticare la loro patria di origine. Spesso, Nordic Monitor pubblica articoli molto critici nei confronti del presidente Recep Tayyip Erdoğan e che spesso riceve minacce più o meno gravi sui suoi account social. Che però, finora, provenivano da persone residenti in Turchia e non in Svezia.

Abdullah Bozkurt è destinatario di un mandato di cattura turco, con l’accusa di essere un membro del movimento Gülen, che il regime ritiene una organizzazione terroristica. Nel 2016, dopo il fallito colpo di Stato, Bozkurt ha lasciato il suo Paese perché Gülen è stato pubblicamente additato da Erdogan come responsabile del fallito golpe. Le autorità, tra gli altri provvedimenti, chiusero il giornale in cui lavorava (Zaman) e l’agenzia stampa che aveva contribuito a fondare.


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *