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Il Cameo (60) – Egitto, per la galera basta l’accusa di fake news

Islam al-Kalhy è un reporter egiziano, lavora per il sito di notizie indipendente Darb. Stava semplicemente facendo il suo lavoro che, di questi tempi, in Egitto è semplice da designare: o ci si occupa di covid, oppure delle proteste di piazza. al-Kahly era nei dintorni di Giza, nel sobborgo di al-Monib, e si stava documentando sulle sommosse popolari a seguito di un fatto di cronaca tragico: come raccontato dallo stesso sito Darb, un giovane uomo in custodia cautelare, Islam al-Australi, è morto in cella.

Il giornalista è stato arrestato poco dopo aver pubblicato il suo reportage. L’accusa mossagli è quella di aver diffuso notizie false, atte a turbare l’ordine pubblico.

Darb era già stato bloccato la scorsa primavera, senza alcuna giustificazione i suoi server erano stati spenti. In pendenza del procedimento, si sa solo che la custodia preventiva durerà 15 giorni e che l’investigazione sta procedendo sia per il reato di falso, sia perché si accusa al-Kahly di essersi unito a un gruppo di persone che si erano radunate senza permesso. La versione ufficiale sulla morte del giovane in custodia è che il ragazzo si fosse ferito durante una rissa scoppiata per ragioni economiche, e che la polizia non abbia usato alcuna violenza nei suoi confronti.

Il caporedattore di Darb nonché superiore di al-Kalhy, Khaled el-Balshy, ex sindacalista, ha pubblicamente denunciato l’arresto dicendo che ormai, in Egitto, capita sempre più spesso che un giornalista in servizio venga trattato come un criminale in flagranza di reato. E che questo trattamento è inaccettabile.

Il giro di vite del governo di al-Sisi nei confronti della stampa libera è sotto gli occhi di tutti. I media sono controllati in maniera capillare e tutti gli strumenti giuridici (e non) sono a disposizione delle autorità per tacitare le voci non allineate. Le manifestazioni di protesta sono vietate per legge dal 2013.


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