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Il Cameo (59) – Iran, chiudere la bocca a un quotidiano perché parla del covid

L’Iran, cui il Caffè dei giornalisti ha dedicato l’edizione 2018 di Voci Scomode, si è fatto notare per un provvedimento fortemente liberticida; anche questa volta, la giustificazione ufficiale è il Covid-19.

Questi i fatti: un quotidiano di taglio economico di base a Teheran, Jahane Sanat, si è occupato costantemente della pandemia nel Paese mediorientale, che ha finora causato quasi 20.000 morti secondo le statistiche ufficiali, ma il triplo secondo fonti indipendenti. L’organo che supervisiona la stampa, in seno al ministero dalla cultura, ha revocato improvvisamente l’autorizzazione alle pubblicazioni al giornale, dopo che la testata aveva pubblicato un’intervista a un membro della Task Force locale creata per affrontare l’emergenza coronavirus. Nel corso dell’intervista, l’esperto aveva detto che le autorità locali stavano nascondendo la reale portata della pandemia.

Tanto è bastato per fare scattare il provvedimento restrittivo: le parole di Mohammadreza Mahboubfar, questo il nome dell’incaricato che ha “osato” mettere in dubbio i dati ufficiali, hanno fatto muovere l’organo di controllo della stampa iraniano, che ha emesso un decreto immediatamente esecutivo per la revoca temporanea dell’autorizzazione a uscire in edicola. Non è stato specificato quanto durerà la sanzione, ma ciò che è ritenuto grave è che per la prima volta l’Iran abbia utilizzato la motivazione della pandemia per limitare la libertà di stampa.

L’Iran è stato uno dei primi Stati in cui si sono diffusi i contagi: già nel febbraio esisteva un focolaio conclamato nella città di Qom. E, fin dagli albori, la gestione della comunicazione e dell’informazione sul coronavirus è stata particolarmente critica, perché il governo ha voluto negare a tutti i costi che l’Iran fosse un Paese particolarmente esposto e colpito dal virus. Nello scorso mese di marzo, il direttore delle operazioni di emergenza per il mediterraneo d’Oriente per l’Oms, Rick Brennan, aveva rilasciato un’intervista all’agenzia di stampa Reuters, nella quale dichiarava che i primi numeri forniti dal regime di Teheran erano sicuramente falsi, perché sottostimati di almeno cinque volte rispetto al numero reale di contagiati e di morti.

Prima del provvedimento contro Jahane Sanat, singoli giornalisti erano stati interrogati dalla polizia e accusati – anche se non per questo arrestati – di diffondere notizie false.

 


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