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Il Cameo (57) – La vita a rischio di una cronista in Irlanda del Nord

Nel 2019 ci eravamo già occupati dell’Irlanda del Nord per il barbaro omicidio di Lyra McKee, che dopo un anno è ancora impunito nonostante l’arresto di quattro persone. Era dal 2001 che un giornalista non veniva assassinato in Irlanda e quel tragico evento dell’aprile dello scorso anno ha riportato in auge una vicenda che sembrava essere superata: il pericolo di riportare notizie dalle fazioni (ancora) in lotta in quei territori. Il CPJ, l’organizzazione internazionale che ha costruito una rete di protezione per tutti i giornalisti nel mondo, ha preso contatti con la giovane cronista Patricia Devlin, parte della redazione del Sunday World.

Il Sunday è uno dei giornali che sono stati esplicitamente avvisati dalla polizia del fatto che alcune frange terroristiche pro-britanniche stavano preparando attentati contro testate giornalistiche ritenute infedeli alla loro linea politica. Nel suo dialogo con il CPJ, Devlin racconta di avere subìto una escalation di violenze verbali nei suoi account social, di accuse infondate di essere corrotta oppure spinta a scrivere delle formazioni paramilitari irlandesi per motivi di odio religioso, pur essendo lei dichiaratamente atea. Devlin ha raccontato che, durante la sua terza gravidanza, un anonimo utente di Twitter le scrisse che, ormai, avevano “piazzato un bersaglio sulla sua schiena”. Negli stessi giorni, qualcuno aveva raccolto dati sensibili dal suo profilo Facebook (indirizzo mail eccetera) e aveva pubblicamente invitato a scagliarsi contro di lei con insulti e minacce.

La violenza verbale contro Patricia Devlin è arrivata al punto che un individuo spregevole le ha rivolto pesantissime minacce “dedicandole” al figlio nato da poco. Secondo la giornalista, queste azioni provengono da una piccola gang neonazista che ha anche avuto contatti con le organizzazioni locali in lotta contro gli indipendentisti. «Dopo la nascita del mio terzo figlio e le minacce contro i lui ho considerato l’idea di lasciare il giornalismo. La polizia non fa abbastanza per proteggerci, anche se io ormai sono abituata a prendere precauzioni per conto mio: non guido mai la mia auto, non vado più nei posti che frequentavo per raccontare dei crimini e della rete di spaccio perché sono zone frequentate da quella gente che mi vuole fare del male. Sto attenta a chi frequento, ho installato un sistema di telecamere attorno a casa». Ma la situazione rimane pesante: psicologicamente, Devlin è stata duramente colpita dalla “attenzione” che riceve e non sa dire quale sarà il suo futuro. «Trovo triste vedere quanti passi indietro si siano fatti, l’Irlanda sembra tornata daccapo. Sognavo di fare questo mestiere per rendere il mondo un posto migliore, invece le autorità hanno un atteggiamento normalizzatore che è sbagliato, fanno passare per cose normali azioni che non lo sono assolutamente, almeno, che non lo erano più da tanti anni».

Il sito ufficiale di Patricia Devlin
Il profilo Twitter di Patricia Devlin


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