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Il Cameo (56) – Beritan Canözer, una voce li...

Il Cameo (56) – Beritan Canözer, una voce libera che sfida la “democratura” di Erdogan

Beritan Canozer

Dopo la pausa per la pandemia da covid-19, in Turchia sono riprese le udienze dei processi. Compresi quelli che vengono celebrati contro i giornalisti. uno di questi, veramente grottesco, riguarda la cronista Beritan Canözer, che lavorava come cameraman e reporter per la testata online Jin News, di ispirazione pro-curda. La corte di Diyarbakır l’ha condannata a una pena di un anno e 10 mesi di prigione per aver “fatto propaganda in favore di una organizzazione terroristica”.

Secondo l’accusa, Canözer avrebbe compiuto il reato sui social media: il problema è che, in questo caso, le prove mancavano o, peggio, erano state contraffatte secondo la giornalista. Il suo avvocato ha spiegato che alcuni dei post su Facebook e Twitter che le sono stati contestati, e che sono stati inseriti nel fascicolo del procedimento come “prova” in mezzo a immagini che invece aveva effettivamente caricato sul suo profilo, non erano mai stati scritti da lei. L’avvocato ha specificato che le date di quei post fanno riferimento a periodi in cui gli account social di Beritan erano inattivi.

Ma il pubblico ministero ha proseguito sulla sua strada, sostenendo che altri quattro commenti e un “like” opera di Beritan Canözer andassero puniti con la reclusione. La giornalista turca era stata arrestata e tenuta in custodia cautelare  già a dicembre del 2015, per fatti simili, che le erano costati una pena di un anno e tre mesi di galera.  Resul Temur, il legale della cronista, ha annunciato che ricorrerà in appello.

Questo è l’account Twitter di Beritan, mentre il suo profilo Facebook è fermo da più di tre anni.

 

 

 


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