READING

Il Cameo (54) – Lina Attalah e i giornalisti...

Il Cameo (54) – Lina Attalah e i giornalisti egiziani in manette: come si censura la libertà

Si chiamano Sameh Haneen e Shimaa Samy e sono due freelance egiziani, che hanno perso la libertà perché invisi al governo. Haneen è un giornalista e documentarista, che lo scorso 16 maggio è stato prelevato dalla sua abitazione e portato in prigione dalla polizia. Il procuratore nazionale del Cairo lo ha accusato di diffondere notizie false, di fare un utilizzo in malafede dei social media per mettere a repentaglio la sicurezza nazionale e di essere parte di una organizzazione terroristica (la Fratellanza Musulmana). Sono le classiche accuse che vengono mosse ai giornalisti di quest’area meridionale del Mediterraneo, quando c’è bisogno di tappare loro la bocca.

Una sorte simile è capitata a Samy, altra freelance residente ad Alessandria d’Egitto, arrestata a casa sua e sostanzialmente scomparsa dalla vista della sua famiglia e dei suoi colleghi.

Il lavoro di Haneen consisteva principalmente nel documentare le vicende della minoranza copta ortodossa in Egitto. Nel suo caso, le autorità sono in possesso di una confessione videofilmata in cui il giornalista ammette di aver ricevuto migliaia di dollari dal Qatar in cambio di una sua opera di mistificazione: in sostanza, Haneen dice di aver preso soldi in cambio di una campagna di opinione contro il governo egiziano. Il problema è che tutti coloro che conoscono Haneen e il suo lavoro sono certi che la confessione sia un falso, e che sia stata forzata.

Il caso di Haneen e Samy non è certo isolato: abbiamo già raccontato le vicende di Hasan Mahgoub e un’altra storia che ha catturato l’attenzione internazionale, grazie alla notorietà della protagonista, è quella di Lina Attalah (nella foto), caporedattrice di Mada Masr, ammanettata fuori dalla prigione di Tora dove stava tentando di intervistare Leila Suef, la madre di Alaa Abdelfattah, un attivista locale molto conosciuto e condannato a cinque anni di reclusione per aver partecipato a una manifestazione non autorizzata dal governo. Lina, responsabile di un sito di informazione indipendente, è stata rilasciata dalla procura di Maadi solo dopo il pagamento di una cauzione di 2.000 sterline egiziane (circa 120 euro), ma le accuse contro di lei rimangono in piedi.

Lina Attalah, secondo molti osservatori, sta scontando la colpa di aver pubblicato un’inchiesta che riguardava il figlio del presidente egiziano al-Sisi. Sosteneva che Mahmoud al-Sisi fosse stato promosso, senza alcun merito, a funzionario diplomatico nella città di Mosca.


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *