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Il Cameo (53) – Hasan Mahgoub: quando la pol...

Il Cameo (53) – Hasan Mahgoub: quando la polizia suona alla porta di un reporter

Haisam Hasan Mahgoub è un giornalista egiziano. Il giorno 11 maggio 2020 è stato arrestato dalla polizia di Stato nella sua abitazione del Cairo, località Dar el-Salam. Mahgoub è un giovane fotoreporter locale di Al-Masry al-Youm (L’Egiziano oggi), un quotidiano egiziano dalla tiratura molto ampia (250.000 copie) fondato nel 2004 e noto per posizioni liberiste e indipendenti dal governo.

Il provvedimento di arresto, spiccato dalla procura nazionale, prevede una detenzione preventiva del giornalista per la durata minima di 15 giorni, motivata da una violazione del coprifuoco dovuto alla pandemia da Covid-19. Tuttavia, come fa notare l’avvocato di Mahgoub, in realtà i documenti non citano questa circostanza ma parlano, vagamente, di accuse per aver diffuso notizie false e per aver aderito a un’organizzazione terroristica, sostenendola finanziariamente. L’avvocato del giornalista ha spiegato che gli è stato confiscato il telefono e che l’arresto ha sicuramente a che fare con i report scritti negli ultimi tempi in relazione alle conseguenze sociali ed economiche dell’epidemia di Coronavirus in Egitto.

Per ragioni simili, nel mese di marzo era stata espulsa Ruth Michaelson, corrispondente del Guardian, per la semplice ragione che aveva messo in dubbio le statistiche ufficiali del governo egiziano sulla pandemia e le contromisure all’emergenza sanitaria. Nel suo articolo, costatole il rimpatrio forzato, metteva in evidenza come le autorità locali non stessero affrontando la situazione con la dovuta serietà, quasi più occupate a diffondere informazioni tranquillizzanti che non a mettere la popolazione il più possibile al riparo dal virus.

L’Egitto continua a essere una delle più feroci prigioni dei giornalisti. In coda alla classifica mondiale della libertà di stampa 2020 di Reporter senza Frontiere, l’Egitto si è fatto notare per aver bloccato, dall’estate 2017, più di 500 siti. In aggiunta, sono state approvate leggi liberticide come il controllo della visibilità dei siti, l’obbligo di riportare esclusivamente notizie governative in caso di attacchi terroristici, una aspra legislazione penale che reprime con la prigione anche soltanto un post su Facebook o su Twitter. A parte l’espulsione di giornalisti scomodi come Ruth Michaelson, le autorità egiziane spesso provvedono a censurare articoli scritti da testate straniere, per evitare che la popolazione legga notizie non “allineate” alla propaganda governativa.


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