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Il Cameo (47) – La storia di Demirağ, cronis...

Il Cameo (47) – La storia di Demirağ, cronista turco aggredito e abbandonato

La storia del giornalista turco Yavuz Selim Demirağ, raccontata dal Comitato di protezione dei giornalisti (Cpj) è veramente drammatica. Nel 2019 era stato aggredito fuori casa, ad Ankara, e picchiato con una mazza da baseball. Demirağ lavorava come columnist per il quotidiano Yeni Çağ e collaborava con Türkiyem TV, e il suo caso è simile a quello di altri otto suoi colleghi che, nel 2019, sono stati aggrediti in varia maniera. Uno di questi, Hakan Denizli, è stato ferito alla gamba con un colpo di arma da fuoco. Le indagini non hanno ancora portato all’individuazione dei colpevoli dell’attacco a Demirağ ma il numero degli episodi e la circostanza che i cronisti aggrediti lavorassero per testate non allineate al governo lascia pochi dubbi sulla “mente” delle azioni violente. Il governo turco, peraltro, non ha mai espresso pubblicamente sdegno per gli episodi criminali in questione.

Demirağ è stato ricoverato per una settimana; il giorno successivo all’attacco, la polizia turca ha fermato sei individui che hanno dichiarato alle autorità di essere stati coinvolti in una banale lite stradale con il giornalista, che non conoscevano e di cui ignoravano la professione. La versione di Demirağ è ben diversa: dopo essere stato accompagnato davanti a casa da un collega, non appena costui si è allontanato è stato arbitrariamente attaccato, senza alcuna ragione. Peraltro, Demirağ ha raccontato che i fermati sono rimasti un paio d’ore al commissariato, ampiamente insufficienti per escutere sei persone indagate per fatto di reato. «Non solo: il magistrato ha derubricato l’aggressione a lesioni personali e ha chiesto alla polizia di rilasciare immediatamente quegli individui. Non si sono neanche presi la briga di chiamarmi per sentirmi come testimone, né in quei giorni né nei mesi successivi. Al momento, non so neppure se il procedimento penale sia ancora aperto oppure no. Comunque sia, tutti i giornalisti che scrivono del governo e dei loro alleati sono bersagli, qui da noi, e prima dell’attacco avevo già ricevuto parecchie minacce: stranamente, capitava dopo che avevo scritto o parlato in televisione in maniera critica delle forze al potere».

Nel 2018 si era già verificato un fatto molto grave: il leader del movimento di destra populista Devlet Bahçeli aveva acquistato una pagina intera su un quotidiano nazionale, nominando espressamente circa 70 persone ritenute colpevoli di attaccarlo con accuse insensate e calunniose. In quella sorta di lista di proscrizione, compariva il nome di Demirağ.

Nel silenzio delle istituzioni, Demirağ ha raccontato al Cpj che, dal giorno dell’aggressione, soffre quotidianamente di insonnia e di attacchi di panico. Da allora, non è più stato in grado di lavorare con la medesima intensità, ha dovuto mutare le sue abitudini per non essere troppo prevedibile negli orari di ingresso e rientro a casa, prende precauzioni prima impensabili per garantire la propria incolumità. Se finisce molto tardi di lavorare, non se la sente di rincasare e dorme da parenti. Intanto, le minacce proseguono: lettere anonime, messaggi via web che menzionano i suoi bambini e anche un proiettile calibro 9, recapitato con una busta nella cassetta delle lettere.


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