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Il Cameo (43) – Algeria, manette e arresti i...

Il Cameo (43) – Algeria, manette e arresti in redazione per giornalisti scomodi

Si chiama Mustapha Bendjama ed è caporedattore di Le Provincial, il giornale che ha denunciato la sua “scomparsa”. Il giornalista si trovava nel suo ufficio di redazione nella città di Annaba, quando – verso l’ora di pranzo del 22 ottobre 2019 – si sono presentati agenti di polizia in cerca di lui. Dopo avergli confiscato il computer, al termine di un breve dialogo a porte chiuse nella sua stanza, la polizia lo ha arrestato e portato via con sé, senza dire nulla a riguardo del motivo dell’azione.

Solo dopo due giorni è stato rilasciato, evidentemente con l’obbligo di non rilasciare alcuna dichiarazione sul procedimento penale in corso.

Purtroppo non è il primo caso recente di azione liberticida in Algeria, commessa a danno di un cronista; dalla fine dell’estate 2019, almeno quattro giornalisti sono stati arrestati nel corso del loro turno di lavoro, mentre si stavano occupando delle proteste popolari di piazza che chiedono al governo riforme e provvedimenti in vista delle elezioni presidenziali del 12 dicembre, contestate principalmente perché alcuni alleati e delfini dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika continuano a occupare posti di potere e potrebbero, secondo i manifestanti, inquinare la tornata elettorale. La gente chiede discontinuità, ma l’establishment sta reagendo con azioni come quella contro il giornalista ora detenuto.

Le circostanze dell’arresto, raccontate da un collega di Bendjama, sono agghiaccianti: quattro persone in borghese si sono presentate in redazione, uno ha controllato i colleghi giornalisti vietando loro l’uso di telefoni e computer; gli altri tre hanno preso Mustapha e lo hanno chiuso nel suo ufficio per interrogarlo. Dopo qualche ora, i poliziotti sono usciti dalla stanza portandosi via il cronista, senza fornire alcuna spiegazione dei fatti.

La spiegazione più plausibile sul suo arresto è legata ai recenti reportage scritti dal giornalista su Le Provicial, testi nei quali sono contenute critiche alle forze dell’ordine. Peraltro si tratta del terzo arresto ai danni di Mustapha, già fermato due volte nell’estate 2019 per breve tempo ma, nel corso della detenzione, maltrattato e minacciato. La ragione, sempre la stessa: aver dato spazio e ragioni alla protesta contro il governo. 

La sua pagina personale su Facebook è stata bloccata (non è chiaro il motivo del consenso prestato da Facebook all’operazione) e il giornalista è tornato sui social network in questi giorni con un altro profilo, ma si limita a ringraziare per la solidarietà ricevuta.

Purtroppo, le mosse liberticide e censorie del governo tunisino colpiscono anche giornalisti stranieri: due reporter tunisini, Tarek Amara (collaboratore della Reuters) e Intissar Chelly (tivù di Stato tunisina TRT) erano stati arrestati, minacciati ed espulsi dal Paese nel mese di aprile 2019, sempre in ragione del loro lavoro di copertura delle proteste esplose nei giorni in cui il presidente Bouteflika interrompeva il suo mandato.


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