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Il Cameo (40) – La prigione, arma di offesa per la libertà nello Yemen

Nel mese di agosto 2019 le autorità dello Yemen hanno arrestato tre giornalisti: si tratta di Munir Talal, Mahfouz al-Baaithi Yahya al-Baaithi. I tre si trovavano in un hotel nella città di Taiz ed erano stati fermati con l’accusa di essere il braccio informativo delle brigate Tarek Afash, una milizia operante nella costa ovest del Paese.

I tre cronisti sono stati privati della libertà per qualche giorno, per poi essere rilasciati dal centro dell’intelligence in cui erano detenuti. Durante la detenzione, le autorità hanno sequestrato i loro telefoni e, con ogni probabilità, ne hanno scaricato e letto i contenuti. Nonostante il rilascio, le autorità militari hanno avvertito i tre giornalisti che saranno controllati nei loro movimenti, che non hanno il permesso di lasciare il territorio e che sarà meglio, per loro, astenersi dal pubblicare alcuna notizia a riguardo della loro detenzione.

A tutta prima, l’azione del governo yemenita sembra un vero e proprio rapimento, e questa è l’opinione di Talal, collaboratore del sito Yemen Daily ed ex editor del sito del Ministero della Cultura. L’opinione delle autorità è differente: secondo un portavoce della polizia, i giornalisti sono stati fermati per essere entrati a Taiz senza permesso nel mezzo di una sommossa popolare. In più, ha aggiunto che dopo le opportune verifiche i giornalisti sono stati rilasciati con le scuse da parte delle forze dell’ordine.

Grazie al lavoro del CPJ, il Comitato di Protezione dei Giornalisti, sono state documentate le violenze perpetrate dalle milizie huthi dello Yemen e dalle forze lealiste contro parecchi giornalisti, come Abdel Hafiz al-Samadi, rapito a inizio agosto 2019, e Yahya al-Sawari.

Il video che segue, pubblicato da Yemen Daily a firma della reporter Amelia Moseley, spiega in due minuti e mezzo la guerra civile in corso nello Yemen.

 


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