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Il Cameo (39) – Algeria: il governo spegne il web che sfida il potere

L’Algeria è percorsa da moti di protesta da parecchi mesi ne 2019 e, finora, le uniche risposte del governo si sono limitate al restringimento della libertà di opinione e di stampa. Risulta infatti che ben cinque siti web di informazione algerini siano stati messi offline perché ritenuti scomodi, anche se le autorità negano ogni coinvolgimento. Si tratta delle testate Interlignes Algérie, Observ’Algérie, Algérie Patriotique, Tout Sur l’Algérie e Algérie Part. La mossa delle autorità è stata accolta con forti critiche dal rappresentante locale di CPJ, il Comitato di protezione dei giornalisti, Sherif Mansour, secondo cui questi “spegnimenti” non sono certamente casuali ma rappresentano una decisione politica e antidemocratica, fatta di concerto con le società di telecomunicazione del Paese africano che sono fortemente condizionate dal potere. Secondo Mansour è arrivato il momento che chi detiene il potere in Algeria metta una fine a queste azioni arbitrarie e non trasparenti, visto che l’unica maniera di accedere ai citati siti di informazione dall’Algeria è quella di utilizzare una rete virtuale privata (VPN), che peraltro comporta una certa dimestichezza con l’informatica. 
Altri simili blackout, nel mese di agosto 2019, hanno riguardato YouTube, Google Translate, Hangouts e altre applicazioni di condivisione dei contenuti. A quanto pare, la stretta più pesante è arrivata dopo la diffusione di un filmato nel quale l’ex ministro della Difesa Khaled Nezzar invitava pubblicamente i militari algerini a dare risposte alle istanze del popolo. 
Finora, né Algérie Télécom né le autorità politiche algerine hanno risposto ad alcuna richiesta di spiegazione. L’Algeria, almeno formalmente, è una repubblica democratica, in cui vige un sistema semipresidenziale. L’attuale presidente della Repubblica, il quasi ottuagenario Abdelkader Bensalah, è in carica dal mese di aprile dopo le dimissioni di Abdelaziz Bouteflika, colpito da ictus e impossibilitato a proseguire il suo lunghissimo e contestato mandato (le proteste algerine della primavera 2019 nacquero proprio dopo il diffondersi della notizia che si sarebbe ricandidato, pur essendo scomparso dalla scena da anni). Il presidente del consiglio è Noureddine Bedoui, anche lui nominato in aprile dopo le proteste di piazza. La gente lamenta restrizioni della libertà e condizioni di vita non soddisfacenti, anche perché i proventi del petrolio – che avevano garantito sussidi e una certa pace sociale, anche durante le Primavere Arabe del 2011 – sono in diminuzione e lo Stato non riesce a garantire livelli di sussistenza a buona parte della popolazione; in più i giovani stanno riscoprendo il valore dell’impegno sociale e politico, non riconoscendosi nel regime, secondo loro, mascherato da democrazia.

La situazione della libertà di stampa in Algeria è pessima: secondo Reporter senza frontiere è uno dei Paesi peggiori al mondo, attualmente al 141esimo posto del ranking.

Per approfondire: Breve storia della (non) libertà di stampa in Algeria, di Larbi Graine


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