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Il Cameo (37) – Mauritania, blackout del web e reporter arrestati

I giornalisti mauritani Seydi Moussa Camara e Ahmedou Ould al-Wadea sono stati arrestati in un giro di vite violento, deciso dalle autorità dello Stato a sud del Marocco, nel quale sono stati decretati il blocco dell’accesso a Internet per la popolazione e l’impedimento, per i giornalisti locali, di coprire le notizie sulle elezioni presidenziali.

Camara è stato arrestato il 26 giugno 2019 dalla polizia nazionale, come editore del settimanale La Nouvelle Expression, nella capitale Nouakchott. Dopo pochi giorni è stata la volta di al-Wadea, noto presentatore della tv mauritana Al-Mourabitoun TV. A quanto risulta, ai due giornalisti non sono state contestate accuse. L’azione di polizia fa parte di una operazione nella quale circa cento persone sono state private della libertà, dopo le elezioni presidenziali del 22 giugno in cui non era presente il vecchio presidente Mohamed Ould Abdel Aziz, ex militare protagonista di due colpi di Stato e in carica dal 2009. La tornata elettorale è stata vinta da un altro militare in carriera, Ould Ghazouani, ex generale dell’esercito la cui carica presidenziale inizierà a essere ufficiale il 2 agosto 2019. Ghazouani ha ottenuto il 52% dei voti contro un candidato indipendente, Biram Dah Abeid, uomo definito “il Nelson Mandela mauritano”, noto per le sue lotte contro la schiavitù, che ha protestato per l’esito della consultazione sostenendo che si sia trattato di un altro golpe, ancorché non armato. La corte costituzionale locale, tuttavia, ha confermato la validità dell’elezione.

Nello scorso mese di marzo, le autorità mauritane avevano arrestato i blogger Abderrahmane Weddady e Cheikh Ould Jiddou, accusandoli di aver pubblicato notizie false sulle incombenti elezioni politiche. I due blogger avevano scritto testi su Facebook riguardanti la corruzione diffusa tra i funzionari pubblici.

La Mauritania è una repubblica islamica. Ha guadagnato l’indipendenza dalla Francia nel 1960 ed è retta da un sistema semipresidenziale. La pratica di ridurre le persone in schiavitù, storicamente innestata nella società locale, è stata dichiarata illegale soltanto nel 2007 ma è ancora diffusa.

[Nella foto: Seydi Moussa Camara]

 


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