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Il Cameo (33) – Telesforo, voce della cultura indigena, non parlerà più

Ancora Messico, ancora un giornalista ucciso. Dall’inizio del 2019 è già l’ottavo. Il numero di cronisti ammazzati, da quando a ricoprire il seggio presidenziale è Andrés Manuel Lopez Obredor, continua tragicamente a salire: questa volta, a rimetterci la vita è stato Telesforo Santiago Enriquez, ucciso da colpi di arma da fuoco a San Augustin Loxicha, a Oaxaca. Telésforo era fondatore e direttore della radio locale Estéreo Cafetal, con base a San Agustín Loxicha. Presso la sua gente era conosciuto come insegnante di cultura indigena, promotore della protezione delle lingue native.

A quanto risulta finora,è stato vittima di un agguato mentre si trovava nella sua automobile, nei pressi della città di Juchitan, e si stava recando in radio. Per lui non c’è stato nulla da fare, i soccorsi lo hanno trovato morto. L’unica reazione istituzionale nota è stata quella di un portavoce del presidente Obredor, secondo cui il governo prenderà l’impegno di rintracciare e punire i responsabili dell’attacco “al giornalismo messicano”.

Nel 2018, e per il secondo anno consecutivo, il Messico è figurato al primo posto nel mondo, fra i Paesi non in guerra, per il numero di giornalisti uccisi (i dati sono di Reporters sans Frontieres). La conta dello scorso anno si è fermata a 9, dietro soltanto a Siria (11) e Afghanistan (15), territori lacerati da conflitti interni.

 


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