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Il Cameo (32) – Si torna a morire in Irlanda...

Il Cameo (32) – Si torna a morire in Irlanda, paga con la vita una reporter

La storia insanguinata della guerra in Irlanda è tornata in auge grazie a Netflix e al suo documentario dedicato ai “Beatles irlandesi”, la Miami Showband, un gruppo di musicisti vittime di un massacro premeditato durante gli scontri tra indipendentisti e lealisti negli anni Settanta.

Gli accordi del  venerdì santo del 1998 sembravano aver fatto tramontare gli anni delle bombe e delle sparatorie, noti come The Troubles, durati trent’anni e costati la vita a circa 3.000 persone. Uno scontro fratricida nato dalla divisione dell’Irlanda nell’Ulster (indipendente) e Irlanda del nord, sotto il governo britannico, in cui viveva una minoranza cattolica che continuava a lottare per ottenere l’indipendenza dal Regno che veniva soggiogata dalla maggioranza protestante, appoggiata dal Regno Unito. Il braccio armato del Sinn Fein, l’IRA, fu protagonista di episodi incancellabili e l’esercito UK reagì violentemente, come nel caso della terribile bloody sunday (la domenica di sangue del 1972 che costò la vita a quasi 30 manifestanti, secondo i più pacifici e inermi).

Cosa tutto ciò abbia a che fare con il 2019 è purtroppo segnato da una notizia di cronaca, la barbara uccisione della giornalista 29enne Lyra McKee a Derry, città simbolo di una guerra che pareva essere terminata. McKee stava documentando gli scontri nella città, nati dalle rivendicazioni di chi non ha mai accettato la pace (uno dei murales della città raffigura un uomo che sta per fare fuoco sotto la scritta “Rivoluzione non terminata”). La polizia stava effettuando perquisizioni, proprio perché nell’imminenza della Pasqua è noto che qualche nostalgico intende protestare contro quegli accordi di fine anni Novanta. Ma questa volta le cose sono andate ben al di là del dissenso: un uomo è uscito di casa e ha iniziato a fare fuoco indiscriminatamente, contro famiglie e ragazzi, colpendo a morte Lyra McKee.

Lyra, appassionata di giornalismo fin da ragazzina, collaborava da freelance con varie testate (il Belfast Telegram, l’Atlantic, Buzzfeed News) ed era diventata piuttosto nota nel suo Paese per la qualità del suo lavoro; nel 2016 era stata segnalata da Forbe magazine come una delle 30 personalità under 30 del giornalismo internazionale da tenere d’occhio. Aveva scritto un libro dedicato all’uccisione del reverendo Robert Bradford proprio per mano dell’IRA e stava lavorando al suo secondo libro, la storia di Thomas Spence e John Rodgers, due giovani scomparsi misteriosamente nel 1974 presso una fermata del bus a Belfast.

Sul suo assassinio si sta ancora indagando, l’ipotesi è quella dell’atto terroristico.


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