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Il Cameo (26) – In galera per un’intervista a un giornalista gay

Un anno di prigione per aver intervistato un omosessuale. Questa è la incredibile sentenza pronunciata da un giudice egiziano contro Mohamed al-Gheiti, presentatore televisivo della rete televisiva Ltc Tv, conduttore dello show intitolato Sah al-Noum.

L’accusa promossa dal pubblico ministero locale era quella di aver promosso l’omosessualità e di aver incitato alla dissolutezza. L’episodio risale alla fine di agosto del 2018: al-Gheiti invitò nella sua trasmissione un giornalista dichiaratamente gay, Mustafa Mekki, che si era peraltro iscritto a una piattaforma social nata per facilitare incontri personali. Su caso pende appello e la corte di Giza ha inflitto al presentatore una sanzione accessoria di 3.000 sterline egiziane (poco più di 1.000 euro). Interessante notare che la denuncia non è partita d’ufficio, perché quella fattispecie di reato è perseguibile a querela di parte: difatti, l’esposto-denuncia sembra essere stato presentato da un privato cittadino, un avvocato che ha lamentato presso le autorità ciò che era capitato durante il programma di al-Gheiti. Sta poi al pubblico ministero valutare se dare corso al procedimento portando in aula l’indagato. Notevole anche il fatto che non esista uno specifico reato, nel codice penale egiziano, che punisce la omosessualità; tuttavia, è prassi che venga usata la norma che punisce chiunque “inciti alla dissolutezza”.

Ma la vicenda non è tutta qui. Il Consiglio Supremo per la Sorveglianza sui media, un istituto egiziano che giudica la condotta dei giornalisti, ha sospeso per due settimane lo show ben prima che arrivasse la condanna penale, per generiche “violazioni professionali”. Già nel settembre del 2017 lo stesso ente aveva espresso una risoluzione secondo cui individui appartenenti alla comunità gay non sarebbero dovuti apparire in televisione, perché portatori di un messaggio negativo. Nel testo si legge che l’omosessualità è “una malattia e una disgrazia”, e che l’unica deroga a questa imposizione è ammessa nel caso in cui l’ospite sia disposto a riconoscere che il suo modo di essere è sbagliato e che è disposto a rinnegarlo.


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