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Il Cameo (25) – Marconi e Marchetti, anche in Italia i reporter rischiano

Il 7 gennaio 2019 il reporter Federico Marconi e il fotografo Paolo Marchetti, entrambi al lavoro per conto del settimanale l’Espresso, sono stati oggetto di una aggressione nella città di Roma. I due stavano occupandosi di una ricorrenza storica cara alla destra italiana, ovvero la commemorazione delle vittime del grave episodio criminale di Acca Larentia, accaduto nel 1978: due giovani attivisti di quella parte politica, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, furono uccisi con premeditazione nei pressi della sede del loro partito, il Movimento Sociale Italiano. Per quell’agguato vennero processati, anni dopo, cinque appartenenti alla sinistra estrema: uno di loro si suicidò in carcere, altri quattro vennero assolti per insufficienza di prove.

Nel corso della manifestazione, organizzata dalla forza politica di estrema destra Forza Nuova e dal suo omologo Avanguardia Nazionale, i due reporter sono stati attaccati ed è stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine. In sèguito all’episodio, due leader dei due movimenti sono stati denunciati con l’ipotesi di commissione di vari reati (minacce, lesioni, violenza privata).

Organizzazioni nazionali e internazionali (come il Cpj, il Committee to protect journalists) hanno chiesto alle autorità italiane di esprimersi esplicitamente a sostegno di chi fa informazione, per tracciare una linea di demarcazione tra il diritto di essere giornalisti agendo in libertà e la inaccettabilità delle azioni violente contro la indipendenza e la incolumità di chi lavora nell’informazione. L’unica risposta del governo è arrivata per bocca del ministro dell’Interno (nonché capo della polizia) Matteo Salvini, secondo cui “chi mena deve andare in prigione”.


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