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Il Cameo (24): il nucleare in Iran e la libertà di stampa

Il CPJ, il comitato di protezione dei giornalisti con sede a New York, si è fatto sentire in questi mesi affermando che le potenze europee che cercano di preservare l’accordo sul nucleare iraniano dovrebbero usare i loro colloqui con Teheran per chiedere la fine delle sue vessazioni nei confronti dei giornalisti.

In un rapporto pubblicato recentemente, il Comitato ha affermato che l’attuale attenzione internazionale ai legami economici dell’Iran con l’Europa “potrebbe rappresentare un’apertura per impegnarsi sulla libertà di stampa”. I diplomatici europei hanno avuto colloqui con funzionari iraniani per cercare di preservare l’accordo nucleare del 2015 tra l’Iran e sei potenze mondiali. Gli Stati Uniti si ritirarono dall’accordo l’8 maggio scorso, definendolo incompleto, e spingendo l’Iran ad annunciare che stava valutando se l’accordo fosse ancora nel suo interesse nazionale. Il coordinatore del programma CPJ per il Medio Oriente e il Nord Africa, Sherif Mansour, ha dichiarato che coloro che sono impegnati in negoziati con l’Iran dovrebbero fare dei diritti dei media una priorità.
“Il presidente Rouhani – ha detto – deve essere vincolato agli impegni di libertà di stampa che ha assunto”.

Il rapporto del CPJ invita i governi e le istituzioni europee a rendere la libertà di stampa un “elemento esplicito ed essenziale delle conversazioni con i funzionari iraniani nelle riunioni bilaterali e multilaterali”. Il CPJ ha anche esortato il governo degli Stati Uniti ad allentare le sanzioni che, a suo dire, impediscono ai giornalisti di accedere al software per aggirare la censura e la sorveglianza del governo iraniano.

Una nota positiva, tuttavia, c’è: il rapporto del CPJ sottolinea che nel suo censimento annuale (del mese di dicembre) delle prigioni iraniane ha rilevato che il numero di giornalisti detenuti in Iran era solo di cinque nel dicembre 2017, il punteggio più basso in un decennio. Ma il rapporto afferma anche che i giornalisti critici verso il governo di Teheran continuano a subire vessazioni e intimidazioni.

Una dichiarazione rilasciata dal capo della politica estera dell’UE Federica Mogherini a gennaio scorso, in risposta a un’ondata di proteste anti-governative in Iran, evidenzia che i diritti umani “sono sempre stati una questione centrale” nelle relazioni dell’UE con l’Iran. E che la dimostrazione pacifica e la libertà di espressione sono “diritti fondamentali che si applicano a tutti i paesi, e l’Iran non fa eccezione”.

La portavoce del Dipartimento di Stato americano Heather Nauert ha rilasciato una dichiarazione a marzo scorso, esprimendo preoccupazione per le “gravi condizioni” che affliggono la stampa in Iran, come dettagliato in un rapporto di un relatore speciale degli Stati Uniti. Ha invitato l’Iran a rispettare gli obblighi derivanti dal Patto internazionale sui diritti civili e politici per garantire la libertà di espressione, anche per i membri della stampa.


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