Il Cameo (19) - Zachary Stoner, ucciso perché disturbava? - VOCI SCOMODE
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Il Cameo (19) – Zachary Stoner, ucciso perché disturbava?

Non si muore di giornalismo solo nei Paesi poveri, arretrati, privi di garanzie fondamentali per i cittadini. Zachary Stoner era un vlogger di Chicago con due passioni, la musica e il giornalimo. Che questo ragazzo fosse fuori dagli schemi canonici del giornalismo è sicuro: usava lo stile dell’hip hop per parlare della musica che amava e della comunità in cui viveva. Il suo modo di fare notizia, prevalentemente grazie al suo canale su YouTube che conta quasi 180.000 iscritti, piaceva. Anche se era pericoloso: Chicago è una città di gang, e le fazioni opposte si combattono, armi in pugno, da decenni. Stoner non faceva differenze né preferenze: documentava, intervistava, raccontava, anche se dare spazio e risonanza a un personaggio poteva causare moti di astio, o addirittura di odio, nei suoi confronti da parte di chi militava in bande rivali.

Ed è proprio su questa pista che stanno indagando gli inquirenti, dopo i fatti dello scorso 30 maggio 2018: Zachary Stoner è stato affiancato da un’automobile nottetempo, mentre percorreva una strada della sua città, ed è stato colpito da più proiettili sparati da uno, forse due uomini. Trasportato in ospedale in condizioni disperate, è morto qualche ora dopo. Tra le ipotesi sul suo barbaro assassinio c’è anche quella legata alla morte di una ragazza di Chicago, Kenneka Jenkins, una giovane morta alcuni mesi fa in circostanze sospette, che avevano portato Stoner a presumere un omicidio (anche se l’inchiesta si è chiusa con la certezza che la povera ragazza è morta per un tragico incidente durante una festa in un albergo).

C’è la possibilità che l’esame delle telecamere stradali porti a sviluppi sulla morte di Zachary Stoner. Il CPJ, il Committee to protect journalists, segue il caso e ricorda che gli Stati Uniti sono un luogo in cui l’omicidio di un giornalista è raro (sette casi documentati dal 1992) ma che anche la culla delle garanzie e delle libertà moderne non è immune da episodi di sangue contro chi, in tutte le maniere e con le forme offerte dalla tecnologia, in qualche modo fa informazione.

Responsabile editoriale del Caffè de giornalisti. Ha scritto e scrive, in ordine sparso, per il Corriere, l’Unità, l’Espresso, pagina99. Racconta il tennis per Eurosport e scrive su Tennis Italiano. Per l’editore ADD ha scritto Alla fine della fiera – Tangentopoli vent’anni dopo. Coautore del documentario Langhe Doc, nomination al David di Donatello. Nel 2012 ha vinto il premio Dardanello.


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