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Il Cameo (17) – Yaser Murtaja: morire per raccontare l’assedio di Gaza

 

Yaser Murtaja è stato ucciso da un cecchino israeliano mentre raccontava le proteste di massa dei palestinesi al confine orientale di Gaza, lo scorso 6 aprile. Sin dal 2007, il trentenne coraggioso giornalista palestinese raccontava lo stato di assedio a cui è sottoposta la Striscia. Sin da giovanissimo, Yaser si era impegnato nel difficile tentativo di spiegare il conflitto israelo-palestinese al grande pubblico. Per questo aveva iniziato a lavorare in varie associazioni e gruppi in difesa dei movimenti giovanili locali.

Le sue foto e i suoi video hanno raccolto l’interesse di delegazioni internazionali e convogli impegnati in viaggi di solidarietà verso la Striscia di Gaza. “Ho iniziato a produrre brevi film sulla vita reale a Gaza, prestando attenzione a questioni quali la crisi elettrica, la disoccupazione e la chiusura dei confini”, aveva spiegato in un’intervista per Middle East Monitor.

La passione di Yaser è sempre stata quella di raccontare le storie di chi vive quotidianamente lo stato di assedio a Gaza. E così, insieme al suo collega Rushdi Sarraj, aveva aperto un’azienda di fotogiornalismo dal nome Ain Media. Con sole due telecamere e 1.500 dollari di risparmi, i due amici avevano iniziato a produrre documentari in una piccola stanza in affitto. Pubblicavano immagini sulla loro pagina Facebook, che raccontava il vero volto dell’assedio di Gaza, spesso non colto dai media mainstream locali e internazionali.

Nonostante, la mancanza di fondi e di mezzi tecnici, Ain Media era cresciuto davvero molto negli ultimi anni, arrivando ad avere una redazione che oggi conta 15 giornalisti. “Abbiamo dovuto lavorare con giornalisti stranieri che spesso hanno uno status privilegiato a Gaza per poter utilizzare un drone nelle nostre riprese”, aveva spiegato Yaser. Già nel 2014, Yaser aveva confezionato reportage sugli attacchi israeliani contro Gaza. “Ho accompagnato ambulanze ed equipe mediche e filmato tantissime scene di dolore”, ha aggiunto. Il primo documentario che lo ha reso noto al grande pubblico lo aveva realizzato per al-Jazeera. Il titolo era Gaza: sopravvivendo a Shujayea. Nel documentario si racconta la storia di bambini che sono stati estratti dalle macerie delle loro case nel quartiere di Shujayea. Tra le produzioni di Ain Media spicca Silenziando il giornalismo: un racconto dei giornalisti che sono stati uccisi mentre svolgevano il proprio lavoro dalle forze israeliane.

Purtroppo, per Yaser non c’è stato nulla da fare. “Lo abbiamo portato in ospedale e ha subito due operazioni”, ha spiegato a Middle East Monitor il collega Rushdi Sarraj. “È mancato dodici ore dopo”, ha aggiunto. Una notizia che ha lasciato senza parole colleghi e amici che continuano a raccontare le precarie condizioni della Striscia di Gaza. “Yaser ha sempre cercato di documentare ogni cosa con la speranza che un giorno i palestinesi a Gaza avranno pieni diritti di vivere con dignità”, ha concluso Rushdi.

La Federazione internazionale dei giornalisti (IFJ) ha accusato il governo israeliano di aver “fabbricato bugie per giustificare un assassinio”, si legge in una dichiarazione resa nota dopo la morte di Yaser. Il riferimento è alle accuse del ministero della Difesa israeliano, secondo cui Yaser avrebbe sostenuto Hamas, il movimento che governa la Striscia di Gaza. In realtà, IFJ ha confermato che in varie occasioni Yaser aveva presentato denunce sui maltrattamenti subiti dalle forze di sicurezza vicine ad Hamas a Gaza.

Cresce anche il numero di giornalisti palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Secondo il Comitato per il sostegno ai giornalisti palestinesi, fin qui sono 28 i giornalisti palestinesi in carcere in Israele. Il Comitato ha condannato gli arresti “barbari e arbitrari” di giornalisti palestinesi voluti da Israele.

Giuseppe Acconcia è giornalista, scrittore e ricercatore. Corrispondente dal Cairo del Manifesto dal 2011 e ricercatore specializzato in Medio Oriente per le Università di Londra e Pavia, ha scritto per The Independent, Al-Ahram weekly, Xinhua News Agency, AdnKronos, Linkiesta e openDemocracy. Laureato in Economia politica all’Università Bocconi di Milano con tesi sul movimento riformista iraniano e Master in Middle Eastern Politics alla School of Oriental and African Studies (Soas) con tesi sul ruolo dei militari in politica in Medio Oriente, ha insegnato all’Università Americana del Cairo, ha lavorato nella sezione Mediterraneo e Medio Oriente dell’Istituto Affari Internazionali (Iai), al Premio Sakharov (Parlamento europeo) e nella cooperazione euro-mediterranea.

Ha realizzato il documentario radiofonico “Il Cairo dalle strade della rivoluzione” e collaborato alla drammaturgia di “Pictures from Gihan” dei Muta Imago. Nel 2013 ha vinto il Premio Castellano e il Premio Giornalisti del Mediterraneo. Ha scritto, tra gli altri, Un inverno in due giorni (Fara, 2007), La primavera egiziana (Infinito, 2007) e Egitto. Democrazia militare (Exorma, 2014).


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