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Il Cameo (15) – I diritti delle donne e le d...

Il Cameo (15) – I diritti delle donne e le donne reporter, nella loro giornata

Giornata della donna, ma con un bilancio ancora negativo per la parità di genere nel mondo dell’informazione. Perché, secondo Reporters sans Frontières, tra il 2016 e il 2017, sono stati ancora registrati più di 60 casi di violenza contro le donne reporter nel mondo, in particolare contro colleghe che investigavano su questioni relative ai diritti delle donne e/o intrecciati con corruzione e potere.

Juana Gallego, direttrice dell’Osservatorio per la parità dei generi in Spagna, autrice del report che RSF pubblica oggi, dice chiaramente: “Scrivere o pronunciarsi sui diritti delle donne, soprattutto in alcuni Paesi, può presentare il rischio di ribaltare le tradizioni consolidate in molte società maciste”. Il tema di investigazione o esposizione colpirebbe anche gli uomini giornalisti che si espongono, secondo la ricerca di Gallego ma, al momento, sono le donne che in quantità e qualità di attacchi, ne pagano il prezzo più alto.
Come la messicana Miroslava Breach, assassinata lo scorso 23 marzo 2017. Corrispondente de La Jornada e de La Norte de Juarez dalle regioni del Chihuahua, Breach è stata freddata nella sua auto mentre accompagnava il figlio a scuola. La collega Olga Alicia Aragon la definisce come “una donna intelligente, dall’etica professionale irreprensibile”, vittima di un “crimine odioso”. Miroslava, “Miròs”, come la chiamavano gli amici, investigava sul crimine organizzato a Chihuahua – una delle regioni più violente del Messico – e, in particolare, sui femminicidi nella città di Ciudad Juarez.

Ha pagato con la vita la sua dedizione alla causa delle donne anche l’indiana Gauri Lankesh. Gauri era direttore del magazine laico e femminista Gauri Lankesh Patrike. Figlia del fondatore del giornale, e nota per la sua modalità franca e diretta di denunciare gli errori del sistema sociale in caste, la 55enne Gauri è stata trovata morta a Bangalore, nel Sud dell’India, lo scorso 5 settembre 2017. E’ stata uccisa mentre rientrava in casa da due uomini in moto, con due colpi alla nuca e uno alla testa. L’esecuzione della Gauri ha suscitato un’ondata di sdegno e preoccupazione nella categoria dei giornalisti indiani, a maggior ragione, sapendo che Gauri, non le aveva mai mandate a dire ai conservatori e ai nazionalisti sui diritti delle donne e su molti episodi di cronaca con donne per protagoniste. Peraltro, la Lankesh, prima di essere uccisa, era stata condannata a sei mesi di prigione, in primo grado, su accusa di diffamazione presentata da due responsabili del Partito del Popolo Indiano (PJB).
In Messico e in India (rispettivamente al 149esimo e 136esimo posto della classifica dei Paesi per la libertà di stampa, secondo RSF) questi due attentati non sono stati rivendicati, né sono state chieste investigazioni, né trovati i colpevoli. Stessa cosa, ma con l’aggravante di più anni di distanza, vale per il brutale assassino in Iraq, nel 2015, della presentatrice televisiva Nawras al-Nuaimi, a Mosul, in tempi in cui già l’ala più oltransista di al-Qaeda era presente nella Regione e si sarebbe trasformata in Stato islamico. Anche l’attacco all’emittente afghana Tolo News, nel gennaio 2016, risponde a questa logica. Tolo News, in Afghanistan, è sempre stata molto nota per avere utilizzato anchor women, molte delle quali di etnia hazara. L’attentato di due anni fa, infatti, fu diretto esplicitamente contro un mini-bus che trasportava sette collaboratrici dell’emittente. L’attentato venne rivendicato dai Taliban.
Ma tra il 2012 e il 2017, nei confronti delle reporter che hanno investigato e pubblicato sui diritti (negati) delle donne, non sono stati compiuti soltanto attentati. Gli assassini sono stati 11, ma 25 sono state le aggressioni violente, 39 i casi di cyberviolenza, ossia di attacchi informatici con minacce scioccanti, e 12 sono stati gli arresti.

Tra questi, sono degni di nota i casi di Gertrude Uwitware, reporter ugandese, rapita, legata e violentemente picchiata per avere difeso, con le sue pubblicazioni, la posizione della studentessa universitaria Stella Nvabzi, che aveva chiesto conto e ragione al presidente sulle sue promesse elettorali, tra cui quella di distribuire a tappeto, dopo la sua elezione, servizi igienici nelle scuole. La colpa della Uwitware sarebbe stata quella di avere affrontato la questione sociale con un’inchiesta (pubblicata nell’aprile 2017) “troppo critica” nei confronti del governo.
L’altro caso noto, in un Paese ancora più noto per l’attacco stabile alla libertà di stampa, è quello di Doaa Salah, in Egitto. La presentatrice è stata condannata a tre anni di prigione e una ammenda di 10mila lire egiziane lo scorso novembre 2017 per avere diffuso, durante il suo talk-show, “With Dody”, idee che “incitavano alla licenziosità” sessuale, difendendo le relazioni sessuali pre-matrimoniali e la donazione dello sperma per pratiche di maternità surrogata.
La Salah, prima dell’episodio dell’incarcerazione e del processo aveva subito un linciaggio verbale sui social media. Il fenomeno dell’hate-speech, infatti, è sempre più comune e diffuso, secondo il rapporto RSF, soprattutto nei confronti delle donne (giornaliste, attiviste, politiche, cittadine in genere) che si espongono su questi temi di genere.

L’anonimato del web renderebbe i molestatori certi di rimanere impuniti e diventa un ottimo metodo, praticato da gruppi religiosi, mafiosi e dai governi autoritari, per prendere di mira donne che si battono per i diritti delle donne, oltre ad avere il vantaggio di creare facilmente opinione pubblica negativa intorno a loro. “I troll o, meglio, le minacce sul web – dice Barkha Dutt, di Hindustantimes – è una delle armi più potenti dei nostri tempi per mettere a tacere le donne”.

Laura Silvia Battaglia

Laura Silvia Battaglia, giornalista professionista freelance e documentarista, è nata a Catania e vive tra Milano e Sanaa (Yemen). È corrispondente da Sanaa per l’agenzia video-giornalistica americano-libanese Transterra Media, l’agenzia turca TRTWorld, il servizio pubblico svizzero (RSI), Index on Censorship, The Fair Observer, Guernica Magazine, The Week India. Per i media italiani, collabora stabilmente con quotidiani (Avvenire, La Stampa, Il Fatto Quotidiano), network radiofonici (Radio Tre Mondo, Radio Popolare, Radio In Blu), televisione (TG3 – Agenda del mondo, RAI News 24, Today di Tv2000), magazine (D – Repubblica delle Donne, Panorama, Donna Moderna, Jesus, Pagina99), siti web (Il Reportage, Il Caffè dei giornalisti, The Post Internazionale, Terrasanta.net, Eastmagazine.eu). Dal settembre 2017 condurrà per il telegiornale di Tv2000 il programma di approfondimento sul mondo arabo Cous Cous Tv.
Ha iniziato a lavorare nel 1998 per il quotidiano La Sicilia di Catania. Dal 2007 si dedica al reportage in zone di conflitto (Libano, Israele e Palestina, Gaza, Afghanistan, Kosovo, Egitto, Tunisia, Libia, Iraq, Iran, Yemen, confini siriani). Ha girato, autoprodotto e venduto otto video documentari. Ha vinto i premi Luchetta, Siani, Cutuli, Anello debole, Giornalisti del Mediterraneo. Dal 2007 insegna al master in Giornalismo dell’Università Cattolica di Milano e dal 2016 al Vesalius College di Bruxelles.
Ha scritto l’e-book Lettere da Guantanamo (Il Reportage, dicembre 2016) e, insieme a Paola Cannatella, il graphic novel La sposa yemenita (Becco Giallo, gennaio 2017). E’ in uscita l’e-book Vita e morte nell’era dei droni per Informant.


Laura Silvia Battaglia, giornalista professionista freelance e documentarista, è nata a Catania e vive tra Milano e Sanaa (Yemen). È corrispondente da Sanaa per l'agenzia video-giornalistica americano-libanese Transterra Media, l'agenzia turca TRTWorld, il servizio pubblico svizzero (RSI), Index on Censorship, The Fair Observer, Guernica Magazine, The Week India. Per i media italiani, collabora stabilmente con quotidiani (Avvenire, La Stampa, Il Fatto Quotidiano), network radiofonici (Radio Tre Mondo, Radio Popolare, Radio In Blu), televisione (TG3 - Agenda del mondo, RAI News 24, Today di Tv2000), magazine (D - Repubblica delle Donne, Panorama, Donna Moderna, Jesus, Pagina99), siti web (Il Reportage, Il Caffè dei giornalisti, The Post Internazionale, Terrasanta.net, Eastmagazine.eu). Dal settembre 2017 condurrà per il telegiornale di Tv2000 il programma di approfondimento sul mondo arabo Cous Cous Tv. Ha iniziato a lavorare nel 1998 per il quotidiano La Sicilia di Catania. Dal 2007 si dedica al reportage in zone di conflitto (Libano, Israele e Palestina, Gaza, Afghanistan, Kosovo, Egitto, Tunisia, Libia, Iraq, Iran, Yemen, confini siriani). Ha girato, autoprodotto e venduto otto video documentari. Ha vinto i premi Luchetta, Siani, Cutuli, Anello debole, Giornalisti del Mediterraneo. Dal 2007 insegna al master in Giornalismo dell'Università Cattolica di Milano e dal 2016 al Vesalius College di Bruxelles. Ha scritto l'e-book Lettere da Guantanamo (Il Reportage, dicembre 2016) e, insieme a Paola Cannatella, il graphic novel La sposa yemenita (Becco Giallo, gennaio 2017). E' in uscita l'e-book Vita e morte nell'era dei droni per Informant.

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