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Il Cameo (13) – Giordania, un finto paradiso per la libertà dei giornalisti

La Giordania sarà anche uno dei Paesi più sicuri del Medio Oriente ma la situazione in cui versa la libertà di stampa è quantomeno critica, oltre che sottostimata dagli stessi media internazionali. L’ultimo episodio risale allo scorso 17 gennaio ed è solo l’ultimo di una serie i cui precedenti più noti e recenti risalgono a dopo il 2011, l’anno delle primavere arabe, quando il governo operò una censura sui siti on line e sui giornalisti – liberali, comunisti o islamisti allo stesso modo – che criticavano tanto il re Abdallah quanto le autorità ministeriali.

Stavolta è successo di nuovo: due giornalisti del sito di news on line indipendente Jfranews sono stati sanzionati con l’arresto, in ossequio all’applicazione della legge giordana sulla stampa, sulle pubblicazioni e sul crimine informatico. Il direttore, Shadi al-Zinati, e il redattore Omar Sabra al-Mahrama sono stati arrestati dopo che il ministro delle Finanze Omar Malhas ha minacciato ritorsioni contro Jfranews a causa di un articolo di al-Mahrama che accusava di ministro di evasione fiscale. La notizia dell’arresto è rimbalzata per prima sull’emittente qatariota al-Jazeera, così come l’accusa del direttore dell’Agenzia delle Entrate del Paese che sostiene come il report di Jfranews sul ministro delle Finanze sia fuorviante, inaccurato e non veritiero.

Il giudice delle indagini preliminari ha arrestato i due giornalisti  con l’accusa di avere violato gli articoli 5, 7 e 38 della legge locale sulla stampa e l’articolo 11 della legge sul crimine informatico, secondo quanto riportato dai gruppi locali in difesa della libertà di stampa e dall’avvocato dei due, Daoud Kuttab che ha organizzato, di concerto con l’Associazione della Stampa giordana, un sit-in di protesta per chiedere la scarcerazione di al-Zinati e al-Mahrama.

Il vulnus della recente vicenda riposa comunque nella legge giordana sulla libertà di stampa che stabilisce limiti molto vaghi sui divieti di pubblicazione e dichiara che il materiale stampato, riprodotto o citato dovrebbe essere trattato come materiale originale. Secondo Freedom House, la legge giordana stabilisce multe fino a 40mila dollari per articoli ritenuti denigratori nei confronti del governo o della religione. I condannati ai sensi della legge sulla criminalità informatica, che penalizza la diffamazione online, rischiano, in più, fino a quattro mesi di carcere e una multa di 5mila dinari giordani (pari a 7mila dollari americani).

 


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