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Guerra in Siria: l’opposizione è inutile?

Guerra in Siria: l’opposizione è inutile?

L’opposizione siriana è messa sotto pressione da parte di Russia, Iran e Turchia perché prenda contatti con il regime di al-Assad. Con l’obiettivo di promuovere la pace, sono stati organizzati diversi incontri: Riyad, Ginevra, Sochi… A livello internazionale, continuiamo a muoverci per cercare di dare alla luce la nuova Siria. Ma, tanto per cominciare, i luoghi hanno la loro importanza.

Ragioniamo. Gli alleati di Damasco hanno immediatamente lanciato provocazioni quando l’opposizione a Bashar al-Assad si è riunita a Riyad, in Arabia Saudita. Il presidente iraniano, Hassan Rohani, si è particolarmente distinto nella questione rifiutando uno «spettacolo» senza «alcun valore politico».
Al contrario, Sochi è stata giudicata da molti titoli della stampa europea come il luogo in cui si va disegnando il futuro della Siria. Sochi è quella città del Caucaso che Vladimir Putin ha scelto come capitale diplomatica per ospitare conferenze e incontri sulla questione siriana. Eppure il summit di Riyad ha riunito circa 140 rappresentanti dell’opposizione siriana, che per la prima volta hanno raggiunto un accordo sul principio di inviare una delegazione unificata per partecipare al round di negoziati a Ginevra, che si sarebbe dovuto tenere alla fine del novembre scorso. Diverse figure di spicco dell’opposizione hanno preferito snobbare questo incontro, senza tuttavia riuscire a comprometterlo.
Considerata eterogenea, l’opposizione siriana era giudicata impotente perché profondamente divisa. Dopo sette anni di guerra civile, è frammentata in una pletora di gruppi armati che sono caduti sotto l’ombrello di vari sponsor: Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita, Turchia, Iran e Stati del Golfo. Tra questi gruppi c’è il temibile Jabhat Fatah al-Sham, che aveva giurato fedeltà ad Al Qaeda al tempo in cui si chiamava ancora Jabhat al-Nusra. Questo gruppo è peraltro escluso dai negoziati.
Tuttavia, il gruppo che sembra avere una certa coerenza è quello formato dalle forze democratiche siriane. Attivo nel nord del paese, riunisce milizie curde e formazioni arabe. I curdi siriani, che all’inizio del conflitto osservavano una certa neutralità nei confronti del regime di Bashar al-Assad, persino una benevola cautela, sembrano aver cambiato il loro atteggiamento.
L’esperienza affrontata con Daesh ha fatto nascere l’aspirazione a un ideale di umanità i cui contorni hanno assunto la forma di un federalismo democratico. I curdi siriani per il momento si distinguono dai loro cugini iracheni che hanno scelto la seria opzione dell’indipendenza.
Tutto sommato, se Sochi è apparsa a molti osservatori come il punto più alto della decisione, ciò può essere spiegato solo dal fatto che si è voluta vedere la traduzione politica della vittoria militare sul Daesh ottenuta grazie al contributo di Mosca.

L’opposizione ritorna alla carica
Mentre si dava per scontata l’idea dei negoziati con Bashar al-Assad senza porre come premessa la sua uscita di scena, l’opposizione ha improvvisamente rimesso sul tavolo questa esigenza a cui però sembrava aver rinunciato. Spingendosi troppo oltre, ha persino osato puntare il dito contro il leader del Cremlino annunciando la sua intenzione di boicottare l’incontro di Sochi.
Trattando al-Assad da terrorista, ci si può chiedere se il presidente turco Erdogan (che è alleato di Putin) non abbia voluto lanciare dei segnali verso questa opposizione che egli avrebbe voluto veder partecipare alle discussioni in programma in Russia.
In ogni caso, a causa della dimensione internazionale del conflitto, l’opposizione siriana ha certamente capito che deve combattere non solo contro Bashar al-Assad, ma contro le potenze straniere che lo sostengono. Il dittatore di Damasco potrebbe vincere la battaglia grazie ai suoi sostenitori, ma sarà messo alla prova sulla sua capacità di ricostruire la sua legittimità di fronte alla sua gente, rovinata da anni di violenza mortale.

Larbi Graine

Giornalista algerino, Larbi Graïne ha collaborato con numerosa testate in Algeria. Ha conseguito un master (DEA) in letterature francofone e un dottorato in Storia e scienze sociali.
Nel 2010, ha pubblicato per l’Hattarman un libro sul sindacalismo autonomo in Algeria, dal titolo “Naufragio della funzione pubblica e sfida sindacale” Accolto dalla Maison des journalistes nel 2014, da allora vive in Francia.

Per contattarlo: larbigra@gmail.com


Giornalista algerino, Larbi Graïne ha collaborato con numerosa testate in Algeria. Ha conseguito un master (DEA) in letterature francofone e un dottorato in Storia e scienze sociali. Nel 2010, ha pubblicato per l'Hattarman un libro sul sindacalismo autonomo in Algeria, dal titolo "Naufragio della funzione pubblica e sfida sindacale" Accolto dalla Maison des journalistes nel 2014, da allora vive in Francia. Per contattarlo: larbigra@gmail.com

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