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Rifugiati siriani e crisi del Sahara: l’altr...

Rifugiati siriani e crisi del Sahara: l’altra faccia dell’intolleranza

Casablanca, fine novembre 2017: scontri improvvisi tra abitanti di un quartiere operaio e sub-sahariani, la maggior parte dei quali si trova in una situazione illegale (1). Insulti scambiati, pietre lanciate, pneumatici bruciati a pochi metri dalla stazione degli autobus di Ouled Ziane. I sub-sahariani parlano di razzismo, i marocchini si lamentano della seccatura e della occupazione di un giardino pubblico.

Tutto ciò è ben lontano dalle immagini trasmesse dal film Casablanca (1942) in cui un night club, gestito da un americano in esilio, funge da rifugio per coloro che cercano documenti per lasciare il paese. Un Marocco dove l’esilio politico, il sacrificio e l’amore impossibile si confondono.
I sub-sahariani non sono gli unici a vivere un difficile esilio nel regno cherifiano. Ci sono anche quei siriani fuggiti dalla guerra e dal regime di Bashar Al Assad. Sono meno numerosi, ovviamente, ma le loro condizioni di vita non sono meno dolorose.
Lo scorso aprile, una cinquantina di rifugiati siriani sono rimasti bloccati per diversi mesi nel deserto, tra i confini di Marocco e Algeria, in condizioni molto difficili. Foto e video pubblicati su YouTube mostrano questi siriani, accompagnati dai loro figli, che affrontano il freddo, le tempeste di sabbia e le insidie del deserto. Tra loro, una donna che sta per partorire (2).

Nonostante l’appello dell’Agenzia dei rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR), entrambi hanno cercato di rimandare la palla all’altro (3), prima che il re del Marocco decidesse di risolvere la crisi (4). Se la misura è stata salutata positivamente, dai cittadini e gli attivisti di entrambi i paesi e dalla comunità internazionale (attraverso le parole del Segretario Generale delle Nazioni Unite), essa non regola la questione del’asilo o la mobilità nella zona di confine dell’est del paese. In effetti, il Marocco e il Fronte Polisario si contendono il Sahara occidentale, un’area considerata dalle Nazioni Unite come “non autonoma”. Il sostegno algerino per il Polisario ha complicato le relazioni marocchino-algerine per decenni.

Per Michèle Decaster, il Segretario Generale dell’Associazione Francese di Amicizia e Solidarietà con i popoli dell’Africa, non è una «disputa territoriale», ma un «conflitto di decolonizzazione» registrato, nella quarta commissione delle Nazioni Unite nel contesto della risoluzione 1514 dell’Assemblea Generale «sulla concessione dell’indipendenza ai paesi e ai popoli coloniali»: «Il cessate il fuoco di 27 anni non è la pace – ha aggiunto. Le guerre sono dannose per tutti i popoli:  saharawi, marocchini, rifugiati siriani e e sub-sahariani».

Dall’agosto del 1994, i confini tra i due paesi rimangono ufficialmente chiusi ma sono aperti ai narcotrafficanti (5), agli immigrati clandestini e alle persone in cerca di un rifugio politico. Se la situazione è politicamente stabile tra i due vicini di casa, le crisi non cessano di emergere di tanto in tanto, a causa di questo conflitto.  Secondo la Decaster, il Marocco «si serve» di ciò al fine di per offuscare le tracce del conflitto che lo oppone al popolo saharawi. «Le prime vittime – dice – sono gli abitanti da una parte e dall’altra della frontiera, giacché è tutto bloccato: scambi professionali, familiari, di rapporti di amicizia».
Di fronte a questa delicata situazione di rivalità politiche, è molto comune vedere famiglie intere, brandendo i loro passaporti, passare davanti alla moschee, soprattutto a Rabat e a Casablanca. Altri, decidono di aggiungersi alle file dei subsahariani e tentano di attraversare il Mediterraneo o di forzare le barriere di Ceuta e Melilla, cercando di raggiungere l’Europa. Un’avventura ancora più rischiosa.

 

(1) http://telquel.ma/2017/11/25/video-casablanca-echauffourees-jeunes-marocains-migrants-subsahariens_1570395
(2) https://www.youtube.com/watch?v=Y3M6ia3Ehvk
(3) https://www.youtube.com/watch?v=GM_evZpNUeY
(4) http://www.jeuneafrique.com/449789/societe/maroc-mohammed-vi-sempare-dossier-refugies-syriens-bloques-a-frontiere-lalgerie/
(5) https://www.tsa-algerie.com/algerie-maroc-comment-la-fermeture-de-la-frontiere-terrestre-est-contournee/

Hicham Mansouri

Giornalista marocchino, nato a Ouarzazate nel 1980. Si è laureato in giornalismo e ha ottenuto un Master in media management all’Istituto Superiore di Informazione e Comunicazione di Rabat (ISIC). Fino al 2015 ha lavorato per il magazine Machahid e partecipato a Free Press Unlimited e all’International Media Support.
Recentemente ha curato un reportage sull’importazione, in Marocco, di 2.500 tonnellate di rifiuti tossici industriali provenienti dall’Italia, rivelando l’esistenza di legami indiretti tra la Holding del Re e le sue industrie cementizie e il business internazionale che danneggia l’ambiente.

Vive a Parigi dall’aprile del 2016.


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