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Il Cameo (10) – Osman Kavala e il reato di p...

Il Cameo (10) – Osman Kavala e il reato di pensare

Editore, filantropo, uomo di dialogo riconosciuto a livello nazionale, Osman Kavala è una delle figure di primo livello tra gli intellettuali turchi. Le sue battaglie per il pluralismo e per l’intensificazione del dialogo con l’Unione Europea sono preziose: Kavala le ha svolte in qualità di direttore della fondazione Anadolu Kultur (Anatolian Culture); ampiamente apprezzato è anche il suo ruolo di mediatore per il riconoscimento della questione armena e per il dialogo con i curdi in Turchia. Ebbene, Osman Kavala è stato arrestato il 18 ottobre 2017, di ritorno da una riunione tenuta con rappresentanti del Goethe Institut nel sud del Paese. Del provvedimento si sa pochissimo: l’indagine che ha portato alla sua cattura è stata dichiarata segreta. Non gli sono stati notificati capi d’accusa ufficiali; l’unica accusa ufficiosa si può ricavare da uno stralcio di un discorso del presidente Erdogan del 24 ottobre, nel corso di un intervento rivolto al gruppo parlamentare dell’AKP: il presidente ha definito Kavala, in sostanza, un “falso buon cittadino”, in realtà agente dell’occidente, autore di loschi passaggi di denaro per minare il potere costituito e nemico interno della nazione.
L’avvocato di Kavala, Ferat Cagil, ha potuto interloquire brevemente con il suo cliente e ha confermato di non aver potuto consultare il fascicolo del suo caso. «Il dossier è stato secretato, per ora non sappiamo nulla. Lui è scioccato, l’arresto è arrivato totalmente inatteso». L’uomo d’affari è stato fermato presso l’aeroporto Atatürk di Istanbul, appena sbarcato da un volo proveniente da Gaziantep, e trasferito in carcere.

La portavoce del Dipartimento di Stato statunitense Heather Nauert, ha definito allarmante il provvedimento di arresto nei confronti di un rappresentante della società civile, parte di un «trend molto preoccupante» di azioni liberticide nei confronti di altri attivisti per i diritti umani, giornalisti, accademici e personaggi di spicco della società turca. Le reazioni di sdegno si sono moltiplicate, nei giorni successivi la diffusione della notizia; per ora rimane l’ennesimo sfregio alle libertà fondamentali in un Paese dalla “democratura” sempre più intollerabile.


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