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Il Cameo (9) – Minzayar Oo e Hkun Lat, una f...

Il Cameo (9) – Minzayar Oo e Hkun Lat, una fotografia che porta in prigione

La crisi tra Bangladesh e Myanmar (Birmania) fa vittime anche tra i giornalisti.  E più l’operazione di respingimento (che le UN accusano essere un’azione di pulizia etnica) portata avanti dal governo del Myanmar nei confronti dei Rohingya residenti nello stato di Rakhine si fa dura, più la restrizione viene applicata anche a quei giornalisti che volessero documentare la crisi.

Lo scorso 15 settembre la polizia del Bangladesh ha arrestato due foto-giornalisti del Myanmar a Cox’s Bazar, la cittadina del Bangladesh dove dal 25 agosto si stanno ammassando circa 400mila profughi, stando alle ultime stime. Minzayar Oo e Hkun Lat si trovavano sul posto da due settimane per conto del magazine tedesco GEO, con sede ad Amburgo, sotto la supervisione del direttore Juergen Schaefer.

La corte ha rifiutato la richiesta di liberazione, mossa su istanza di Schaefer, e non ha risposto alle pressioni del CPJ, il Comitato internazionale per la liberazione dei giornalisti, secondo l’avvocato bangladescio dei due, Jyotirmoy Baryua. Le accuse rivolte dalle autorità del Bangladesh a Oo e Lat sono due e sono definite come “falsa identità” e “falsa informazione”. Il capo della polizia di Cox’s Bazar, Ranajit Barua, ha affermato che i due avrebbero violato le leggi sull’immigrazione esercitando attività giornalistica in Bangladesh sotto copertura di un visto turistico. Minzayar Oo e Hkun Lat rischiano fino a sette anni di prigione, se l’accusa verrà confermata dalla corte. Di più, le autorità del Bangladesh hanno accusato i due giornalisti del Myanmar di spionaggio, ossia di raccogliere informazioni sui Rohingya per conto del governo del Myanmar. Questa ipotesi, se confermata, aumenterebbe le probabilità di un aggravamento della loro pena.

Il caso di questi due arresti, su cui peraltro invoca chiarezza anche Zaw Htay, portavoce dell’ufficio presidenziale del Myanmar, fa il paio con quello più noto del giornalista e attivista gazawi Mohammed Matter, molto impegnato sui diritti dei musulmani nel mondo, che quindici giorni fa venne arrestato all’aeroporto, in Bangladesh, con l’accusa di terrorismo ed espulso un paio di giorni dopo, su pagamento di una cauzione di mille euro.

Robert Mahoney, direttore esecutivo di CPJ, ha sottolineato che, nonostante la crisi tra i due Paesi confinanti sia molto grave, i giornalisti devono essere lasciati fuori dai giochi e, dall’una e dall’altra parte politica, “deve essere permesso loro  di lavorare liberamente”. Tra i due arrestati, Minzayar Oo è un fotografo pluripremiato. I suoi scatti sono stati pubblicati sul New York Times, sul Guardian e dal National Geographic.

Laura Silvia Battaglia

Laura Silvia Battaglia, giornalista professionista freelance e documentarista, è nata a Catania e vive tra Milano e Sanaa (Yemen). È corrispondente da Sanaa per l’agenzia video-giornalistica americano-libanese Transterra Media, l’agenzia turca TRTWorld, il servizio pubblico svizzero (RSI), Index on Censorship, The Fair Observer, Guernica Magazine, The Week India. Per i media italiani, collabora stabilmente con quotidiani (Avvenire, La Stampa, Il Fatto Quotidiano), network radiofonici (Radio Tre Mondo, Radio Popolare, Radio In Blu), televisione (TG3 – Agenda del mondo, RAI News 24, Today di Tv2000), magazine (D – Repubblica delle Donne, Panorama, Donna Moderna, Jesus, Pagina99), siti web (Il Reportage, Il Caffè dei giornalisti, The Post Internazionale, Terrasanta.net, Eastmagazine.eu). Dal settembre 2017 condurrà per il telegiornale di Tv2000 il programma di approfondimento sul mondo arabo Cous Cous Tv.
Ha iniziato a lavorare nel 1998 per il quotidiano La Sicilia di Catania. Dal 2007 si dedica al reportage in zone di conflitto (Libano, Israele e Palestina, Gaza, Afghanistan, Kosovo, Egitto, Tunisia, Libia, Iraq, Iran, Yemen, confini siriani). Ha girato, autoprodotto e venduto otto video documentari. Ha vinto i premi Luchetta, Siani, Cutuli, Anello debole, Giornalisti del Mediterraneo. Dal 2007 insegna al master in Giornalismo dell’Università Cattolica di Milano e dal 2016 al Vesalius College di Bruxelles.
Ha scritto l’e-book Lettere da Guantanamo (Il Reportage, dicembre 2016) e, insieme a Paola Cannatella, il graphic novel La sposa yemenita (Becco Giallo, gennaio 2017). E’ in uscita l’e-book Vita e morte nell’era dei droni per Informant.


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