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Il Cameo (7) – Julito Orillaneda, una radio che costa la vita

Nelle Filippine è noto per essere una voce critica e libera nei confronti del governo e del governatore locale di Marihatag, Raul Cubil. E finora a Julito Orillaneda, commentatore radiofonico per la stazione locale dxJB FM di cui è anche proprietario dal 2009, era andata bene. Ma di fronte alla sua casa di Marihatag, l’isola a Sud di Mindanao, nella città di Surigao del Sur, è stato vittima di un commando che lo ha assalito mentre parcheggiava il suo triciclo. Orillaneda è stato colpito con colpi di arma di fuoco al cranio, alla nuca, sul volto e alle braccia, riportando ferite gravissime. Gli attentatori guidavano una motocicletta e si sono allontanati velocemente, compiuto l’attacco.

Orillaneda, detto anche “paka-paka”, 35 anni, è stato trasferito all’ospedale di Marihatag e successivamente a Butuan City a causa delle sua condizioni gravissime. E’ il sesto commentatore radiofonico, finora, ad essere attaccato da un commando omicida. Altri cinque giornalisti sono stati uccisi in modalità simili nel passato: Godofredo Linao Jr. a Barobo nel 2009; Datu Roy Quijada Gallego nel 2011 a Lianga; Michael Milo a Tandag nel 2013; Apolonio Suan a Bisling nel 2016; Joe Climaco, anche commentatore televisivo, sempre nel 2016. Tutti questi delitti sono rimasti finora impunti, e solo un sospettato dell’omicidio di Linao, Joel Namoc, è stato arrestato. Per il caso di Orillaneda, l’ispettore capo di della polizia di Marihatag, Joy Allan Blasco, ha confermato che, al momento, le autorità non hanno identificato gli assalitori e ha aggiunto che non è possibile speculare sulle cause dell’attacco.

Per il CPJ, il Comitato internazionale per la Protezione dei Giornalisti, le Filippine sono uno dei Paesi più pericolosi al mondo per gli operatori dell’informazione. Nell’Impunity Index, le Filippine occupano il quarto posto al mondo per i Paesi dove più alto è il numero di giornalisti uccisi e intimiditi e altissima è anche l’immunità di cui godono i loro assassini. Nelle Filippine, dove peraltro è in corso una guerra interna contro gruppi terroristici affiliati al sedicente Stato Islamico dello Sham, sono stati uccisi, in diretta relazione al loro lavoro e alle loro denunce, più giornalisti che in nessun altro Paese al mondo, esclusi Iraq e Siria, dal 1992 ad oggi.

Laura Silvia Battaglia

Laura Silvia Battaglia, giornalista professionista freelance e documentarista, è nata a Catania e vive tra Milano e Sanaa (Yemen). È corrispondente da Sanaa per l’agenzia video-giornalistica americano-libanese Transterra Media, l’agenzia turca TRTWorld, il servizio pubblico svizzero (RSI), Index on Censorship, The Fair Observer, Guernica Magazine, The Week India. Per i media italiani, collabora stabilmente con quotidiani (Avvenire, La Stampa, Il Fatto Quotidiano), network radiofonici (Radio Tre Mondo, Radio Popolare, Radio In Blu), televisione (TG3 – Agenda del mondo, RAI News 24, Today di Tv2000), magazine (D – Repubblica delle Donne, Panorama, Donna Moderna, Jesus, Pagina99), siti web (Il Reportage, Il Caffè dei giornalisti, The Post Internazionale, Terrasanta.net, Eastmagazine.eu). Dal settembre 2017 condurrà per il telegiornale di Tv2000 il programma di approfondimento sul mondo arabo Cous Cous Tv.
Ha iniziato a lavorare nel 1998 per il quotidiano La Sicilia di Catania. Dal 2007 si dedica al reportage in zone di conflitto (Libano, Israele e Palestina, Gaza, Afghanistan, Kosovo, Egitto, Tunisia, Libia, Iraq, Iran, Yemen, confini siriani). Ha girato, autoprodotto e venduto otto video documentari. Ha vinto i premi Luchetta, Siani, Cutuli, Anello debole, Giornalisti del Mediterraneo. Dal 2007 insegna al master in Giornalismo dell’Università Cattolica di Milano e dal 2016 al Vesalius College di Bruxelles.
Ha scritto l’e-book Lettere da Guantanamo (Il Reportage, dicembre 2016) e, insieme a Paola Cannatella, il graphic novel La sposa yemenita (Becco Giallo, gennaio 2017). E’ in uscita l’e-book Vita e morte nell’era dei droni per Informant.


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