READING

Il Cameo (6) – Ahmed al-Basheer, la satira a...

Il Cameo (6) – Ahmed al-Basheer, la satira a proprio rischio

Venti di censura in vista delle prossime elezioni soffiano potenti sull’Iraq e il CPJ (Comitato di protezione dei giornalisti) si attrezza per le denunce internazionali. La questione del contendere, stavolta, riguarda la satira ma ha un peso specifico grave, considerato il coinvolgimento delle autorità irachene e dei comitati di controllo della censura sull’attività pubblica di Ahmed al-Basheer, satirista politico per l’emittente curda in lingua araba NRT. Ahmed al-Basheer è stato intimato della sospensione del programma dalla Commissione irachena delle comunicazioni e dei media, tramite lettera formale, pena l’azione per vie legali se continueranno “le violazioni” commesse.

Le violazioni che l’autorità di controllo irachena contesta non sono specificate ma la satira di Ahmed al-Basheer colpisce i politici e randella anche le milizie. Pochi giorni prima dell’accaduto, il 28 luglio scorso, al-Basheer aveva deriso l’ex capo del Consiglio Supremo dell’Iraq, Ammar al-Akim, che pochi giorni prima aveva annunciato di lasciare il Consiglio Supremo per dedicarsi alla fondazione di un nuovo movimento politico, Tayyar al-Hikma. Il movimento aveva annunciato una alleanza possibile il movimento Sadrista e la Coalizione Nazionale, in vista delle lezioni parlamentari previste per il 2018.

CPJ ha denunciato l’accaduto, sottolineando quanto la costituzione irachena prevede, ossia la libertà di parola ma non ha ricevuto alcun segnale di risposta sia dal Comitato sia dal direttore generale dell’emittente NRT, Mushrik Abbas. Per contro, Ahmed al-Basheer ha rilasciato una dichiarazione lo scorso 11 agosto, in cui specifica che tutto il personale che lavora con lui al programma non ha ricevuto notizie né input dall’editore per la prosecuzione dello show ed è stato molto esplicito: “Questo Paese si definisce democratico ma non appena tocchi gli interessi dei politici, ti mostrano il loro vero volto”.  Al-Basheer non ha perso occasione per buttarla in satira e in un altro video mette in scena la sua prigionia e fa dire a un attore, con lui sulla scena: “Questo è il posto in Iraq dove trovi tutti i giornalisti”.

Al-Basheer non è nuovo ad azioni censorie da parte del Comitato: il suo show, nato nel 2014 sull’emittente irachena Shahid al-Mostaqil, è stato poi acquistato dall’emittente al-Sumaria. Nel maggio 2016, dopo solo due episodi di messa in onda, la Commissione irachena lo ha sospeso, con l’accusa di essere “diffamatorio”. Dal 2016 il programma è stato trasmesso sul canale in lingua araba della tedesca Deutche Welle e sulla già citata NRT.

La vicenda non è la prima e nemmeno l’ultima in Iraq. Nell’ultimo anno, secondo CPJ, l’Iraq conferma la maglia nera mondiale (primo  posto in classifica) per la libertà di stampa e di parola con 184 giornalisti uccisi, 59 operatori nel settore dei media di cui 32 fra tutti per assassinio, su motivazione non confermata. Migliaia sono i colleghi che quotidianamente affrontano intimidazioni da politici e rapimenti temporanei da parte delle milizie. L’ultimo in ordine di tempo è il collega Fouad al-Haifi dell’agenzia turco-italiana Flair Media Consultancy. L’agenzia, in un comunicato diramato anche sui social lo scorso 5 agosto, ha reso noto che il collega è stato rapito e assaltato nella notte, prelevato nella sua abitazione di Bassra, nel Sud del Paese. Al-Haifi è stato brutalmente picchiato da un gruppo di uomini armati e attualmente è ancora in ospedale. L’agenzia chiede al governo e alle autorità locali di fare luce sull’episodio.


COMMENTS ARE OFF THIS POST