Un urlo silenzioso contro Erdogan

Una cosa così, la Turchia non l’aveva mai vista. Da circa due settimane, migliaia di persone stanno marciando in silenzio, civilmente, da Ankara verso Istanbul, per protestare contro la deriva autoritaria del Presidente Recep Tayyip Erdogan, in particolare contro l’ingiusta detenzione di un deputato del Chp, il Partito repubblicano del Popolo, Enis Berberoglu. Non si tratta di un arrestato qualsiasi. Berberoglu è accusato di avere favorito la fuga di notizie che nel giugno 2015 portò alla pubblicazione di uno scoop, da parte del quotidiano Cumhuriyet, diretto da Can Dündar , sulla fornitura di armi da parte della Turchia allo Stato Islamico. Lo scandalo aveva fatto per un attimo traballare lo strapotere del Presidente Erdogan, che alle elezioni del giugno 2015 per la prima volta, dal 2002, non riuscì a ottenere la maggioranza assoluta in parlamento. Berberoglu, prima della carriera politica, era un giornalista ed era arrivato a dirigere il quotidiano Hurriyet, da cui fu licenziato nell’agosto del 2014, per la precisione 24 ore prima che Erdogan venisse eletto presidente della Repubblica.

La sua incarcerazione suonava molto come una resa dei conti e il presidente pensava che, anche questa volta, l’opposizione avrebbe reagito passivamente e se la sarebbe cavata con qualche titolo sui pochi giornali non ripiegati sulle posizioni ufficiali e qualche campagna sui social. Ha fatto male i suoi calcoli. Il capo della minoranza, Kemal Kilicdaroglu, ha dato vita a un’iniziativa partita in sordina, ma che sta diventando un movimento di ribellione, seppure pacifica e silenziosa, alla deriva autoritaria imposta da tempo dal capo di Stato.

La marcia per la Giustizia dovrebbe terminare il 9 luglio sul Bosforo. Ma Erdogan è preoccupato dall’eco che questo movimento dal basso, non violento e innocente, sta avendo in Turchia e secondo la stampa di opposizione avrebbe ordinato di fermare la folla alle porte di Istanbul per non dare troppo risalto a quello che è un chiaro e inaspettato successo del leader della minoranza Kilicdaroglu. L’arrivo della marcia, poi, coincide quasi con il primo anniversario del golpe, che sarà un momento molto importante all’interno dell’iconografia e della narrativa del nuovo corso politico. Difficilmente Erdogan accetterà di vedersi rovinata la scena da quello che, anni fa, il quotidiano aveva definito il Gandhi della politica turca.


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