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Il Cameo (2) – Ramadan Yesergepov

Il Cameo (2) – Ramadan Yesergepov

Sono ancora in corso le indagini sull’accoltellamento, senza conseguenze mortali, di Ramadan Yesergepov, giornalista e difensore della libertà di stampa kazako, pugnalato all’addome durante un viaggio notturno in treno verso la capitale Astana.

Yesergepov aveva appena iniziato un viaggio di circa 1.200 chilometri da Almaty a Astana per discutere sulle minacce alla libertà di stampa in Kazakistan con un gruppo di diplomatici stranieri ma non ha mai portato a termine il viaggio. Pugnalato all’addome, è stato portato in un ospedale a Shu, la città più vicina alla prima fermata dopo l’agguato, dove i medici hanno eseguito una chirurgia d’emergenza e lo hanno dimesso in condizioni stabili, secondo quanto riferito dai media locali.

Ramadan Yesergepov ha già trascorso tre anni in carcere in Kazakistan per il lavoro svolto come redattore di un quotidiano locale e attualmente è leader del gruppo Journalists in Trouble. Nei suoi confronti si è schierato a difesa il CPJ. Nina Ognianova, coordinatore del programma CPJ per Europa e Asia Centrale, chiede “un’indagine approfondita sul pugnalamento di Ramazan Yesergepov, perché l’attacco ha ostacolato il suo lavoro come difensore della libertà di stampa. Yesergepov ha subìto forti ritorsioni per il suo giornalismo in passato. Il Kazakistan dovrebbe mostrare che è un Paese costruito sullo stato di diritto, un Paese in cui i cittadini, i giornalisti e i loro avvocati non possono essere perseguiti impunemente”. Il gruppo di libertà di stampa di Almaty, Adil Soz, ha comunque reso noto che la polizia locale ha appena ordinato un’indagine sull’attacco.

Dopo l’intervento chirugico, parlando al servizio in lingua kazaka della radio Free Europe/Radio Liberty, Yesergepov ha dichiarato di credere che l’attacco “sia direttamente collegato” al suo lavoro. Il giornalista ha descritto la dinamica dell’aggressione: due uomini, uno con un coltello e uno con, all’apparenza, una pistola, gli si sarebbero avvicinati sul treno e avrebbero chiesto il suo nome prima che l’uomo con il coltello lo pugnalasse. Yesergepov ha poi riferito che era in procinto di incontrare i funzionari delle ambasciate lituane e tedesche ad Astana per discutere della sua passata esperienza di prigionia e del caso di Zhanbolat Mamay, redattore del giornale indipendente Sayasi kalam/Tribuna, tuttora imprigionato dal governo kazako dal febbraio scorso, con l’accusa (ancora non provata) di avere ricevuto illegalmente del denaro da un leader dell’opposizione in esilio.

Anche Yesergepov era stato condannato nel 2009 all’incarcerazione da un tribunale  kazako quando era redattore del settimanale indipendente Alma-Ata Info. In quell’occasione il capo d’accusa era triplice. Yesergepov era stato condannato a tre anni con l’accusa di “raccogliere informazioni contenenti segreti di Stato”, ai fini di pubblicare dispacci classificati della KNB, il servizio di sicurezza nazionale del Kazakistan.

Il CPJ aveva sostenuto la liberazione di Yesergepov e nel 2010 tentò senza successo di visitare il giornalista in prigione. Yesergepov è poi stato rilasciato nel 2012 dopo avere scontato la sua condanna fino alla fine. Da allora ha presentato una serie di petizioni per danni finanziari e ha chiesto l’impugnazione del suo dossier penale, appellandosi Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani nel marzo 2016.

(Nella foto: il giornalista con Guljan Yergalyeva, direttore del magazine Adam – foto Ferghana News)

Le puntate precedenti del Cameo
Yahia Al Joubaihy (Yemen del nord)


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