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I pericoli dei giornalisti in Kurdistan

I pericoli dei giornalisti in Kurdistan

Su Eastwest.eu, quotidiano online di geopolitica, trovate un’intervista ad Halgurd Samad, ospite dell’edizione 2016 di Voci Scomode, a firma di Antonio Michele Storto. Il testo integrale è qui.

«Tra loro c’era anche Halgurd Samad, che di Livin era all’epoca direttore responsabile, e che due anni prima – al culmine di una lunga serie di intimidazioni e messaggi minatori – era già finito vittima di un violento pestaggio. In seguito all’omicidio Osman,Samad fu tra i più attivi promotori delle affollate manifestazioni di piazza che, qualche mese più tardi, sarebbero sfociate nelle proteste di massa di Sulaymaniyah.  “A maggio del 2010 – racconta oggi il giornalista – mentre ci preparavamo a scendere in piazza, ricevetti un sms anonimo: ‘Se non la smetti di agitare le acque – scrivevano -farai la stessa fine di Osman’. Pochi giorni più tardi, un amico che lavorava nel Parastin mi avvertì in segreto che i suoi colleghi mi avevano messo nel mirino, e che stavano pianificando un’aggressione nei miei confronti. Per questo, alla fine decisi di fuggire”. Temendo per la sua vita, Samad riparò quindi in Turchia, dove rimase per un breve periodo prima di ottenere asilo politico dalla Francia. Da allora vive a Parigi, dove continua a collaborare con Livin  e con la tv satellitare curdo-irachena Nrttv, che ha contribuito a fondare. Lo scorso dicembre lo abbiamo incontrato a Torino, a margine di un convegno sulla libertà di stampa in Medio Oriente che il Caffè dei giornalisti ha indetto in collaborazione con la Maison des journalistes parigina, organizzazione che all’epoca lo aiutò a ottenere asilo e che da allora ha continuato a seguirne il caso […]»


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